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Blogger: erremme68
Nome: Collettivo Autonomo Base Rossa Autonomia Contropotere - Abruzzo
Siamo Riformisti, Democratici, Radicali e Rivoluzionari!!! Il passato non è solo luogo della memoria, nè tantomeno della nostalgia, ma un nucleo forte di esperienza e di pensiero che continua a interrogare il presente, rilanciando in avanti, oltre le dolorose cesure della storia personale e collettiva, l'urgenza dell'agire comune e la necessità della rivolta. Siamo per il rifiuto di ogni pentimento, perchè ora sappiamo che la resistenza non viene prima ma dopo la catastrofe.

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sabato, 19 luglio 2008
Non dimenticheremo mai... Ciao Carlo.

 

Ciao Carlo,  il 20 luglio 2001 i criminali di stato ti hanno strappato la vita mentri manifestavi il tuo dissenso verso un mondo infame!

La tua lotta non è stata invana, tanti come noi ti ricorderanno sempre, e non per fare passerella.

Sai Carlo, tante cose sono cambiate in sette anni: chi allora esaltava il movimento e ci incitava allo scontro lo faceva soltanto per poi diventare presidente della camera dei deputati.. altri sono diventati ministri.. altri sindaci, deputati, senatori, in pratica sono diventati parte essenziale di un sistema corrotto e mafioso.

Poi è successo che i lavoratori hanno aperto bene gli occhi e hanno mandato a fare in culo tutti quei farisei che fingono di piangere i compagni che cadono in battaglia e chi muore di lavoro, si caro Carlo, da tre mesi non abbiamo più finti comunisti in parlamento a far finta di rappresentarci.. siamo stati bravi!

Ora sono rimasti quattro poveracci che fingono un congresso per la ricostruzione di un sedicente partito comunista.. si certo, sempre con falce, martello e bandiera rossa.. quattro straccioni miserabili!

Sai Carlo, il capo dei criminali che ha deciso sulla tua vita è stato anche promosso dal governo di centrosinistra di cui ti parlavo.. come superpoliziotto a Napoli per un problema che in realtà è l'emblema del nostro paese: la munnezza!!

Noi andiamo sempre avanti e tu verrai sempre con noi.

Non ti dimenticheremo mai! Ciao, Carlo

CABR

Postato da: erremme68 a 23:46 | link | commenti (2)

lunedì, 14 luglio 2008
In alto le forche!

SANITA': ARRESTATO IL PRESIDENTE DEL TURCO ED ALTRE 10 PERSONE. 35 INDAGATI
Inviato da Redazione (23660 letture)



ABRUZZO. La notizia è piombata stamane improvvisa. Una serie di voci si sono alternate e parlerebbero di almeno tre arresti tra i quali ci sarebbe di sicuro il presidente della Regione Ottaviano Del Turco, almeno un assessore ed una terza persona.
Sono 11 le persone arrestate (in carcere): Lamberto Quarta, Camillo Cesarone, Antonio Boschetti, Gianluca Zelli, Luigi Conga.
Ai domiciliari: Giancarlo Masciarelli, Vito Domenici, Bernardo Mazzocca, Angelo Bucciarelli, Francesco Di Stanislao (per quest'ultimo divieto di dimora a Pescara). Alle 15,50 l'ingresso di Del Turco nel carcere di Sulmona.


ORE 8.18. Almeno una trentina di militari della guardia di finanza del comando di Pescara, coordinati dal colonnello Francesco Paolo Rampolla, sono da questa notte al lavoro per una operazione che non è stata ancora ufficializzata e che avrebbe portato le fiamme gialle a casa di amministratori eccellenti. Per arrestarli. Si parla di Del Turco, forse l’assessore Mazzocca ed una terza persona molto vicina a Del Turco.
L’operazione è ancora in corso ed è avvolta da uno strettissimo riserbo per ovvie ragioni di delicatezza.
La notizia è stata data già nell’edizione del tg1 delle 8.

ORE 8.40. LA DELIBERA CONTESTATA

Il 1° marzo scorso al presidente Del Turco era stato recapitato un avviso di garanzia inerente la questione della Sanità. Con lui rimasero coinvolti anche altri 7 assessori Bernardo Mazzocca (Sanità), Tommaso Ginoble, Marco Verticelli, Franco Caramanico e Giovanni D'Amico - tutti del Pd - Mimmo Srour (Udeur) e Fernando Fabbiani (PdCI). Tra gli indagati anche Lamberto Quarta, segretario generale alla presidenza della giunta regionale.
Senza avviso di garanzia invece il vicepresidente della Regione, Enrico Paolini, Valentina Bianchi (Pd) e Betty Mura (Prc) che risultavano assenti al momento della votazione, che fu fatta all'unanimità.
I reati contestati erano quelli di abuso d'ufficio in relazione a una delibera con cui si autorizzava un atto di transazione di 14 milioni di euro alla Deutsche Bank, la quale aveva a sua volta versato tale cifra al gruppo sanitario che fa capo all'imprenditore Vincenzo Angelini.
Le indagini di allora sarebbero scattate in seguito ad alcuni esposti.
L'accelerazione invece ci fu in seguito alle interrogazioni dei consiglieri regionali di Rifondazione Comunista, Daniela Santroni e Angelo Orlando, che hanno presentato una interrogazione all'assessore Mazzocca in riferimento alla Delibera di Giunta Regionale n. 58 del 29 gennaio sulla convenzione di pagamento per crediti al Deutsche Bank.
Non si sa ancora se gli arresti di questa mattina siano inerenti a questa vicenda.

8.50. 35 TUTTI GLI INDAGATI

Oltre al Del Turco sono in carcere Lamberto Quarta segretario particolare di Del Turco, Camillo Cesarone consigliere del Pd, Antonio Boschetti, neo assessore alle Attività produttive, Gianluca Zelli, Luigi Conga, ex manager Asl Chieti.
Agli arresti domiciliari, invece, si trovano Giancarlo Masciarelli ex presidente Fira che si occupò della prima e seconda cartolarizzazione dei debiti della Sanità, Vito Domenici (ex assessore alla Sanità di Forza Italia), Bernanrdo Mazzocca, assessore alla Sanità, Angelo Bucciarelli, candidato Pd al Parlamento.
A Francesco Di Stanislao e' stata applicata la misura del divieto di dimora a Pescara.
Il numero complessivo delle persone sottoposte ad indagine allo stato e' di 35 persone.

9.15. TUTTE LE ACCUSE

Le indagini sono state condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria del comando provinciale della Guardia di Finanza di Pescara con il contributo dei carabinieri del Nas di Pescara e della sezione di P.G. dei carabinieri presso la Procura di Pescara.
Tra i delitti contestati ci sono l'associazione per delinquere (Masciarelli, Domenici, Conga, Boschetti, Del Turco, Quarta, Cesarone, Mazzocca, Bucciarelli Di Stanislao), il riciclaggio ( Zelli), la concussione in danno dell'imprenditore della sanita' Maria Vincenzo Angelini anche egli indagato ma nei confronti del quale il Gip non ha ritenuto, per la importante collaborazione di disporre la misura cautelare richiesta (Domenici, Masciarelli, Del Turco, Cesarone, Quarta, Bucciarelli, Boschetti, Conga), la corruzione Del Turco, Cesarone), oltre a truffe aggravate, falsi, abusi d'ufficio ed altro.

9.20. CIFRE DA CAPOGIRO DIETRO CORRUZIONE E CONCUSSIONE

Presunte corruzioni e concussioni e cifre da capogiro. Un “listino” che se confermato sarebbe l’esempio di quanti soldi gravitassero intorno agli affari della Sanità. Di quanto fosse importante sposare questo o quel provvedimento.
200 mila euro sarebbero stati incassati da Del Turco e Cesarone; altri 5,8 mln euro per Del Turco, Cesarone e Quarta (oltre al tentativo per altri 250 mila euro).
Poi ancora 110 mila euro per Cesarone e Boschetti; 15 mila euro per Cesarone; 500 mila euro per Domenici e Masciarelli ( oltre al tentativo per altri 500 mila euro); 6,2 mln (oltre a 550 mila euro promessi ma non versati) per Conga.
Altre ingenti somme sarebbero state inutilmente pretese o riscosse - secondo quanto accertato dalle indagini - da indagati nei confronti dei quali non sono state richieste o applicate misure cautelari.

9.50. ANCHE IL VERBALE SPARITO FINISCE NELL'INCHIESTA

Il direttore dell'agenzia sanitaria regionale abruzzese, Francesco Di Stanislao, aveva ricevuto, il 30 aprile scorso, da parte del pm Giuseppe Bellelli, un avviso di garanzia nel quale si ipotizzavano i reati di falso, abuso in atti d'ufficio e omissione in atti d'ufficio.
La contestazione di falso era riferita alla vicenda del presunto occultamento del verbale sottoscritto dall'assessore regionale alla sanita' Mazzocca e dalle cliniche private riguardanti budget e le prestazioni che i privati dovevano erogare. Su questa vicenda era stato inviato un avviso di garanzia anche all'assessore regionale alla sanita' Mazzocca.
L'abuso riguarda invece la presunta mancata pubblicazione sul sito dell'agenzia sanitaria regionale dei dati relativi ai flussi delle prestazioni sanitarie erogate dai privati.
Su quest’ultimo punto PrimaDaNoi.it aveva dedicato ampio spazio (LEGGI QUI) e dopo la pubblicazione dell' articolo arrivarano smentite e lo stesso Di Stanislao, in una conferenza stampa, criticò l’operato di «certa stampa on line che dice che nascondiamo le cose».

10.00. PERQUISITA LA CASA DI DEL TURCO

Sarà il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi, questo pomeriggio alle 16 a spiegare i particolari dell’operazione compiuta questa mattina dalla Guardia Di Finanza di Pescara.
E intanto si apprende che questa mattina all’alba i Finanzieri hanno bussato a casa del presidente Del Turco.
Gli hanno consegnato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e poi hanno provveduto a perquisire la sua abitazione. Anche il Governatore ha assistito in quei momenti ai controlli dei Finanzieri. Al momento non si sa se siano stati portati via documenti utili.

10.12. WIKIPEDIA AGGIORNATA

Già alle 8.30 la pagina personale di Del Turco su Wikipedia è stata aggiornata da qualcuno. Oltre al lungo curriculum, infatti, è comparsa come ultima voce la notizia del giorno.
«Il 14 luglio 2008», si legge, «viene arrestato dalla Guardia di Finanza nell'ambito di un'inchiesta sulla sanità condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara». Guarda.

10.20. FINANZIERI ANCORA AL LAVORO A PALAZZO CENTI

La Guardia di Finanza sta perquisendo tutto il primo piano di Palazzo Centi all'Aquila, sede della Giunta regionale, nel quale vi sono gli uffici del presidente e di Quarta.
Si cercano documenti, carte, tutto quello che può essere utile per ricostruire gli epidosi di corruzione, concussione e truffa. E nel capoluogo oggi si respira un’area surreale.
Chi lavora alla Regione è ancora sotto shock. La notizia dell’arresto del governatore ha gettato sconcerto tra i suoi collaboratori.

10.40. FONDAMENTALE LA COLLABORAZIONE DI ANGELINI

Sarebbe stata la collaborazione dell’imprenditore della Sanità Vincenzo Angelini a far scoperchiare tutto e a portare ai 10 arresti di questa mattina.
Angelini, amministratore della casa di cura Villa Pini d'Abruzzo di Chieti e proprietario della
Sanatrix dell'Aquila, sarebbe, secondo la ricostruzione della Procura un «danneggiato dalla concussione». E proprio per questo avrebbe in qualche modo accettato di “collaborare” alle indagini. Qualche mese fa venne ascoltato per molte ore dagli inquirenti e probabilmente proprio da lì cominciò a svelare quanto accadeva.
Proprio grazie all'aiuto fornito nelle indagini nei suoi confronti il Gip, Maria Michela Di Fine, non ha ritenuto di disporre la misura cautelare richiesta dal pool della Procura, coordinato dal procuratore capo Nicola Trifuoggi.
E tra gli arrestati di questa mattina ci sono anche due ex dipendenti di Angelini: Camillo Cesarone, che era anche sindacalista Cgil poi eletto al Consiglio regionale, e Gianluca Zelli. Secondo quanto si è appreso Angelini avrebbe interrotto il rapporto di lavoro con i due qualche mese fa.

12.00. UNA VALIGETTA DA 111 MILA EURO

Un terremoto. Certo, un terremoto l’arresto dei massimi esponenti della Giunta Del Turco, ma pare che questo non sia nulla rispetto allo Tsunami che arriverà a breve su tutta la gestione dei soldi pubblici dirottati sulla sanità privata e su alcuni conti degli indagati di oggi e di ieri. Un mare di soldi che ha svuotato le casse della Regione, costretto i cittadini a pagare il ticket, bloccato gli ospedali, messo in crisi tutto il sistema, mentre gli indagati e gli arrestati andavano in giro con valigette piene di euro.
Stamattina ad uno degli arrestati durante la perquisizione è stata trovata una valigetta, nella sua auto, con 111 mila euro contanti. Una provvista di liquidità, in vista di una fuga all’estero?


12. 05. INDAGINI A RILENTO? «COLPA DELLE ROGATORIE INTERNAZIONALI»

I tempi lunghi delle indagini di cui si sta occupando la Procura di Pescara sarebbero dovuti esclusivamente alle difficoltà per le rogatorie internazionali, per scoprire i percorsi tortuosi dei soldi dirottati in tutte le isole fiscali del mondo, dal Lussemburgo, ai paradisi fiscali inglesi, a quelli americani, al Sud Africa, alle piazze asiatiche.
La prima cartolarizzazione, con i titoli della Regione Abruzzo venduti sul mercato finanziario di Londra, fu organizata attraverso la società veicolo Caboto e la Dexia Crediop, specializzata in queste operazioni, mentre quella attuale contestata a Del Turco & c. è passata attraverso la Deutsche Bank ed altre banche, più facili da controllare. Questo spiega la rapidità della conclusione delle indagini e rinvia altre sorprese giudiziarie ai prossimi mesi.

12.25. ANGELINI «DA CORRUTTORE A CONCUSSO»

Enzo Angelini, nel suo ecumenismo avrebbe pagato tutti: destra e sinistra ed ora, dopo aver collaborato con la Procura, interpreta il ruolo del concusso e non del corruttore. Che paga Domenici e Masciarelli per 500 mila euro, ma blocca la seconda tranche di altri 500 mila essendo intanto cambiata la giunta.
Che paga il Manager di Chieti, Luigi Conga, con 6.250.000, ma non gli consegna gli ultimi 550 mila promessi, essendo stato Conga defenestrato.
«Le somme provento della corruzione e delle concussioni - spiega il comunicato che divide le cifre secondo il reato contestato – sono euro 200.000 per Del Turco e Cesarone, euro 5.800.000 per Del Turco, Cesarone e Quarta (oltre un tentativo per altri 250 mila), euro 110 mila per Cesarone e Boschetti, euro 15 mila per Cesarone. Altre ingenti somme sono state inutilmente pretese o riscosse da indagati».

12.28. VERTICE POLITICO A PESCARA

E' in corso a Pescara una riunione politica di esponenti della Giunta regionale e dei partiti della
maggioranza di centro sinistra guidata dal vice presidente, Enrico Paolini. Questi è, secondo lo Statuto, il reggente visto l'impedimento del presidente.
Alla riunione partecipano tutti gli assessori, ad eccezione di Boschetti e Mazzocca (arrestati).
Il summit sta affrontando il problema legato alla gestione dell'Esecutivo e del futuro della consiliatura alla luce del terremoto giudiziario.
Per quanto riguarda i due consiglieri regionali Camillo Cesarone e Antonio Boschetti, che é anche assessore al Commercio, potrebbe delinearsi la sostituzione momentanea da parte dei primi dei non eletti sino al chiarimento della questione.
Ma il futuro assetto di Giunta e Consiglio dipenderà molto anche dalle decisioni che verranno rese note nel corso della conferenza stampa da parte del Procuratore della Repubblica di
Pescara, Nicola Trifuoggi, e legate ai particolari dell'ordinanza di custodia cautelare.

IN OSPEDALE CONGA, MALORE DOPO L’ARRESTO

Un malore ha colpito questa mattina l'ex manager della Asl Luigi Conga. Quando i finanzieri hanno bussato alla porta di casa per notificargli l’ordinanza di custodia cautelare in carcere l’uomo ha accusato un malore. Da qui la decisione di trasportarlo all'ospedale di Pescara, dove si trova ancora adesso, scortato dalla polizia.

14.00 PERQUISIZIONI ANCHE A ROMA
La Guardia di Finanza ha esteso le perquisizioni anche nella sede romana della Regione Abruzzo,
nello stabile di via Piave. In particolare, le Fiamme Gialle dalle 7.30 di stamani stanno acquisendo documenti vari nella segreteria del presidente Del Turco.

16.00. DEL TURCO NEL CARCERE DI SULMONA

Ottaviano Del Turco e' stato portato via dalla propria abitazione, e alle 15,50 circa ha varcato i cancelli del carcere di Sulmona accompagnato dagli uomini della Guardia di Finanza di Pescara che lo avevano prelevato nell'abitazione di Collelongo su disposizione del gip del tribunale di Pescara.
Dopo che ha trascorso l’intera mattinata a casa, per assistere alla perquisizione degli agenti, il governatore è entrato in carcere e verrà assistito dallo studio legale Milia, lo stesso che si occupa delle vicende giudiziarie del sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, dell’ex primo cittadino di Montesilvano Enzo Cantagallo e che si occupò di Giancarlo Masciarelli, prima che il caso passasse nelle mani del super avvocato Carlo Taormina.
Il segretario particolare Lamberto Quarta, invece, questa mattina è stato portato al carcere di San Donato. Degli altri non si conosce al momento la destinazione.
 
Il Collettivo Autonomo Base Rossa Autonomia Contropotere - Abruzzo si riserva, per il momento e in attesa di prossimi sviluppi, qualsiasi forma di commento valutando altresì l'eventualità per una manifestazione regionale.
Allo stato attuale chiediamo l'immediato commissariamento dell'intera giunta regionale ed in particolar modo  chiediamo serietà e severità della pena di tutti i suoi responsabili.
Sono sempre i cittadini e lavoratori che pagano per colpa di certi elementi e di un certo modo di fare politica.
CABR
ARRESTO GIUNTA DEL TURCO, LA PROCURA: «TANGENTI DA 15 MLN ABBIAMO LE PROVE»
Inviato da Redazione (3302 letture)

 



LA CRONACA: I PARTICOLARI DALLA PROCURA. ABRUZZO. E’ cominciata alle 16.30 la conferenza stampa indetta dal procuratore capo di Pescara Nicola Trifuoggi.
Primo dato emerso la somma di danaro che gravitava intorno all’affaire sanità: circa 15 milioni di euro di tangenti, di cui 6 intascati a vario titolo dagli indagati.
5,8 mln sarebbero stati quelli ricevuti complessivamente da Del Turco. Gli arrestati si trovano in regime di isolamento. Non potranno incontrare gli avvocati per i prossimi 3 giorni. E la Procura racconta che Del Turco cercò contatti con "piani alti" della magistratura per avere informazioni sull'inchiesta. Ha collaborato all'inchiesta anche il vice Enrico Paolini.




«Un sistema di tangenti molto profondo». Somme elevatissime, «una richiesta di 1 milione di euro in un solo colpo», ha raccontato Trifuoggi e che sarebbero finiti nelle tasche di una vasta parte della giunta regionale.
La Guardia di Finanza sarebbe riuscita a scoprire due associazioni a delinquere diverse: una che riguarda la prima cartolarizzazione dei debiti della Sanità (Masciarelli e centro destra) e un’altra della giunta di centrosinistra, della seconda cartolarizzazione.
Il procuratore ha parlato di reati «particolarmente fastidiosi» perché si inseriscono nell’ambito della Sanità «che è di per sé già disastrata».
«Queste persone hanno compiuto reati penali», ha detto il procuratore, «ancor più fastidiosi perché hanno speculato sulla Sanità che attualmente si trova in uno stato catastrofico e la giunta stava preparandosi per firmare nuovi documenti che avrebbero finito di affossare la situazione».
Questo è stato uno dei motivi per cui si è deciso di intervenire subito

REGIME DI ISOLAMENTO PER GLI ARRESTATI

Questa inchiesta, ha confermato il procuratore in conferenza stampa e che è stata portata avanti da Nicola Trifuoggi e dai pm Bellelli e Di Florio nasce dal filone Fira e dai fondi Docup.
Da lì poi l’inchiesta si è biforcata e si è arrivati ad indagare sulla Sanità.
Anche qui ci sarebbero poi diversi filoni.
Al momento non si conoscono i nomi degli altri 25 indagati (quelli che non sono finiti né ai domiciliari né in carcere) e la Procura preferisce mantenere il riserbo per «questioni di riservatezza».
Le persone che sono state condotte in carcere, Del Turco compreso, si trovano invece in isolamento. Non potranno incontrare nessuno, nemmeno i legali per i prossimi 3 giorni.
Nei prossimi 3 giorni la Procura dovrà verificare la documentazione sequestrata, dopo gli indagati potranno incontrare i loro avvocati.

ANGELINI HA VUOTATO IL SACCO E HA “INGUAIATO” TUTTI

Il ruolo fondamentale in questa inchiesta è stato quello di Vincenzo Angelini, imprenditore della sanità, che circa 3 mesi fa ha deciso di collaborare con la Procura.
E’ sostanzialmente sulle dichiarazioni di Angelini che si basa tutta l’ordinanza di custodia cautelare. L’ultimo interrogatorio si è avuto a giugno.
«Siamo partiti da quelle confessioni», ha spiegato Trifuoggi, «ma poi vi sono stati numerosi riscontri documentali anche grazie alle intercettazioni».
La dazione di denaro è stata spesso promessa.
I soldi percepiti sono così suddivisi: 5,8 mln di euro li avrebbero presi per sé Del Turco e il suo segretario Lamberto Quarta; 6 milioni Conga, ex manager dell’Asl di Chieti e 3 milioni sarebbero stati richiesti ma mai versati.

Il primo filone, nato nel dicembre del 2004 con la prima cartolarizzazione dei debiti, vede l’ingresso sulla scena di Camillo Cesarone, sindacalista che lavorava all’interno di Villa Pini.
Secondo la ricostruzione della Procura Cesarone era il punto di contatto, l’uomo chiave e di fiducia che legava Del Turco e Angelini.
«Cesarone chiedeva continuamente soldi», ha detto ancora il procuratore, riferendo quanto ha raccontato Angelini nel corso degli interrogatori. «A tranches di 250-300 mila euro e facevano pressioni pesanti».
La procura sostiene di aver verificato punto per punto queste dichiarazioni.
«L’imprenditore», ha raccontato ancora Trifuoggi, «era costretto a pagare, sempre, ed era costretto ad assumere personale, tutta gente che via via i politici gli segnalavano».
In questo filone si inserisce anche l'episodio che riguarda l’ex manager dell'Asl di Chieti Conga che avrebbe chiesto per sé soldi in cambio di “aiutini”.
Avrebbe, infatti, detto ad Angelini che solo dietro un compenso in denaro avrebbe firmato documenti che avrebbero aperto le strade alla cartolarizzazione».
Così arrivò la richiesta di 1 milione di euro, poi ridotta a 750 mila euro.

QUEL PIANO DI DEL TURCO: «SPACCARE LO SDI»

L’imprenditore Angelini ha rivelato poi alla Procura un piano del governatore Del Turco: «spaccare lo Sdi per cercare di creare un nuovo partito e poi entrare nel Pd».
Per fare questo, però, aveva bisogno di molti soldi e quindi in quel caso gli avrebbero chiesto una tangente di 1 milione di euro.
Ma di certo la Procura ha lasciato intendere che l’imprenditore della Sanità non è da considerarsi solo una vittima.
Angelini, infatti, avrebbe ricevuto in cambio del denaro «favori da questa giunta e da quella passata».
Dopo i racconti di Angeli la Procura ha avuto riscontri logici. Per esempio il consiglio regionale si apprestava a varare certi provvedimenti, le delibere venivano fatte come da accordi.
Ma la tecnica utilizzata da Del Turco, sempre secondo la ricostruzione della Procura, era di accontentare al 10% Angelini in modo da poter continuare a vessarlo con nuove richieste di tangenti.

«21 MILIONI DI EURO SPARITI NEL NULLA»

Il procuratore Nicola Trifuoggi ha poi raccontato un episodio che coinvolge Gianluca Zelli: 21 milioni di euro spariti in un solo colpo.
Zelli era l’amministratore della Humanghest, che faceva parte del Gruppo Angelini (ora non più)
Zelli avrebbe voluto investire circa 21 milioni di euro per la sponsorizzazione del motociclista della 250 Andrea Dovizioso.
La Procura però sostiene che questi soldi siano spariti nel nulla, attraverso holding estere e quindi i soldi non si sono mai trovati e di sicuro non sono stati utilizzati per la sponsorizzazione.
La Procura ritiene comunque che siano finiti nelle tasche di Del Turco e compagnia.

DOVE FINIVANO I SOLDI?

Ma dove finivano i soldi? Gli indagati avrebbero investito in auto e immobili e avrebbero vissuto in un tenore di vita che di certo non potevano permettersi, altri avevano conti correnti troppo gonfi per il loro lavoro.

IL PROCURATORE: «NON C’E’ NESSUN TEOREMA»

Trifuoggi ha poi spiegato di aver convocato la conferenza «per evitare di mandare in circolo notizie infondate e contraddittorie che provocano più danni di una informazione corretta. E anche per consentire legittime critiche al nostro operato. Altro che teorema: «sono fatti dolorosi per l'Abruzzo e noi ci siamo basati solo su atti. Abbiamo riscontri di ogni tipo, da quelli patrimoniali, alle indagini bancarie, alla cronologia delle delibere e delle dazioni di denaro, agli scontrini autostradali di chi andava a Collelongo a portare le tangenti. Ci sono poi i nomi eccellenti, altri politici del Centrosinistra e del Centrodestra tra le decine di indagati per i quali il Gip non ha concesso l'arresto. Non tutti erano da arrestare, ma per quei politici per i quali non è scattata la custodia cautelare ciò è avvenuto perché non c'era la possibilità di reiterare il reato». Mazzocca e Bucciarelli? «Per loro c'è il reato di concussione, ma non hanno preso denaro: hanno solo costtretto Angelini ad assumere persone nella clinica».

NON SONO STATE USATE MANETTE

Tutti sono stati trattati «con grande rispetto, nessuno ha avuto le manette».
«Siamo tranquilli», ha aggiunto ancora il procuratore, «abbiamo riscontrato tutto quello che si doveva riscontrare. E' una storia estremamente triste che dispiace a tutti noi».
E Trifuoggi ha anche detto che Del Turco «ha cercato dei contatti a livello altissimo delle forze di polizia ed anche un contatto con un altissimo magistrato che ci ha informato su questa richiesta di incontro e sul contenuto dello stesso». Forse si sentiva che la svolta era vicina
Del Turco, chiese infatti, un incontro al procuratore della Repubblica dell'Aquila Amicarelli passando attraverso un comune amico. Di quella richiesta il procuratore dell'Aquila informo' subito il procuratore della Repubblica di Pescara, Trifuoggi, chiedendogli se andare o meno.
Trifuoggi diede subito l'ok, e l'incontro ci fu, a casa di quel comune amico, un pomeriggio, fino alle 19.
Alle 19.05 il procuratore della Repubblica dell'Aquila informo' il collega pescarese, il giorno dopo gli invio' una relazione «completa» e ora quel documento e' allegato agli atti.
In questa relazione si racconta di «velate pressioni» che il governatore avrebbe voluto che si facesse sulla Procura di Pescara e parlò di una certa «persecuzione».
Ma l’appoggio dai piani alti non arrivò.

MASCIARELLI, CONSULENTE OMBRA DI DEL TURCO

Quello che è venuto fuori dal racconto degli inquirenti è il ruolo centrale di Giancarlo Masciarelli nel corso della seconda cartolarizzazione dei debiti della Sanità.
Quella operazione “virtuosa” della giunta di centrosinistra, avvenuta per la maggior parte dopo che il manager della Fira era già stato arrestato.
Masciarelli sarebbe stato proprio il trait d'union tra la giunta Pace e Del Turco.
«Era la mente della prima cartolarizzazione e consulente ombra della giunta Del Turco», ha rivelato Trifuoggi.
Masciarelli sarebbe dietro anche ad una serie di società off shore in diversi stati americani tra cui il Delawere
Gli inquirenti, come una sorta di Pollicino, hanno seguito le tracce di diverse somme di denaro e di banca in banca e società e società sono arrivati in istituti di credito del Delawere.
La Procura però, lì, non trova una buona sponda per fare chiarezza. «Noi possiamo anche chiedere a cosa sono serviti tutti quei soldi o di chi siano i conti correnti», ha spiegato Trifuoggi, «ma loro possono dirci qualsiasi cosa, anche che sono soldi utilizzati per acquistare mentine…molto costose, e noi non possiamo farci nulla».

OGGI E’ SPUNTATA UNA VALIGETTA CON I SOLDI

Stamattina, nella Porsche Cayenne dell’ex dirigente Asl Conga gli inquirenti hanno sequestrato una valigetta con 113 mila euro in contanti, «che forse non servivano per il pedaggio autostradale», ha detto Trifuoggi.
La Procura nel corso delle indagini avrebbe inoltre ascoltato diversi testimoni che avrebbero confermato il passaggio di consegna delle valigette piene di soldi.
Sono stati tanti i collaboratori, tra i quali anche il vicepresidente della Giunta Enrico Paolini oltre ad alcuni dipendenti della regione.
Si sono così riusciti a ricostruire i percorsi dei soldi, ma solo fino ad un certo punto.
Trifuoggi ha cercato di far capire la delicatezza dell’operazione di questa mattina e ha assicurato: «non vogliamo fare spettacolo e non abbiamo bisogno di farci pubblicità», ha detto. «La mia carriera è ormai agli sgoccioli e se ho fatto qualcosa di buono è sotto gli occhi di tutti altrimenti non fa nulla». Anche gli arresti, ha confermato ancora, «sono stati fatti con discrezione».

ARRESTATI SCHIACCIATI DA UNA MOLE IMPRESSIONANTE DI PROVE

«Gli oltre 13 milioni di tangenti e le singole cifre da capogiro non sono errori di stampa, ma soldi pagati cash», ha assicurato ancora Trifuoggi.
«Qualcuno ha testimoniato di essere andato a casa degli arrestati e di aver lasciato plichi e mazzette. Oppure di aver visto i messaggeri arrivare e ripartire alleggeriti».
Ci sono stati riscontri bancari, controllati acquisti importanti o le giacenze ingiustificate sui conti correnti.
«Ci siamo posti i problemi di attendibilità di Angelini – ha continuato il Procuratore . Poteva anche essere una vendetta. Ed invece no, quello che abbiamo scritto è tutto provato. Noi non siamo per le manette facili. Perciò debbo ringraziare Polizia giudiziaria, Carabinieri dei Nas e Finanza per come hanno condotto l'operazione. Con molta discrezione e senza ammanettare nessuno, quindi nessuna retata, ma rispetto per gli arrestati schiacciati comunque da una mole impressionante di prove. Non siamo contenti quando qualcuno va in carcere, ma dovevamo fermare questa emorragia di soldi pubblici».
E sul neo assessore al Commercio Boschetti Trifuoggi ha detto: «E' coinvolto con la Giunta di centrodestra e con quella di centrosinistra: era uno al quale ogni tanto si doveva dare qualcosa».

CASE E CONTI IN PARADISI FISCALI

Conti all'estero, acquisto di appartamenti: ecco dove finivano le tangenti. E Angelini ne avrebbe ricavato un vantaggio di oltre 100 milioni, di cui dovrà rispondere.
Ma i calcoli sono per il momento approssimativi e la Procura dice di non avere fatto il conto con precisione.
Ma non è tutto nero il quadro delineato dal Procuratore Trifuoggi, che a precisa domanda sul ruolo critico di Rifondazione comunista contro la gestione Del Turco-Mazzocca, ha così risposto: «Nell'inchiesta c'è stata la collaborazione di molti funzionari onesti della Regione, del Manager della Asl di Pescara Balestrino, del Vice presidente della Giunta Paolini».
I soldi saranno recuperati?
«Abbiamo ricostruito i percorsi che li hanno portati nei paradisi fiscali. Proveremo a recuperarli».
E l'indagine sulla Fira?
«Ci sono ritardi non addebitabili a noi, ma stiamo concludendo anche questa indagine».
Ed infatti rimangono aperti ancora altri filoni che si sono aggiunti anche strada facendo. Oltre la Fira rimane ancora aperta l’altra indagine strettamente collegata a questa della sanità e relativa alla delibera della Deutsche Bank per la quale buona parte della giunta ha già ricevuto avvisi di garanzia.

(ha collaborato Sebastiano Calella) 14/07/2008 20.15
da:www.primadanoi.it



Postato da: erremme68 a 20:05 | link | commenti (16)

venerdì, 11 luglio 2008
Ritorna, dolce terribile ombra...

La nave dei folli..

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Nietzsche, oggi. “Ritorna, dolce terribile ombra…”

 

Meglio non essere mai nato che nascere allora! La seconda metà del secolo XIX fu infatti quello che Nietzsche descrisse: il luogo dello sfacelo dei valori, l’inizio di un’epoca infame durante la quale la modernità si esaurisce e l’Europa comincia il suo irresistibile declino, un’aurora di morte. Nietzsche fu un apollineo occhio critico spinto su questo catastrofico orizzonte – su una catastrofe, dunque, che il suo sguardo anticipò per quel secolo futuro che doveva oltre il termine cronologico dell’Ottocento godere dell’apocalisse delle due guerre del Novecento, con ammennicoli e dintorni.

C’è, nell’opera di Nietzsche, un breve frammento, datato “Lenzer Heide, 10 giugno 1887”, che  sembrerebbe il punto culminante della sua meditazione. Egli formula qui brevemente alcune delle verità che corrono i suoi ultimi volumi. L’Europa, precisa dunque Nietzsche, si reggeva sull’ipotesi della morale cristiana che conferiva all’uomo un valore assoluto nel flusso del divenire, perché riconosceva senso anche al male nel mondo.

Ma, nello sviluppo della modernità, un altro valore si nutriva e si esprimeva: quello della verità o, meglio, della volontà di verità. Ora, questa forza che prima era prigioniera della morale, nel secolo di Nietzsche si libera; e, smascherando l’accettazione del male come ipocrisia e quindi la teologia come menzogne, distrugge la morale e agisce come stimolo verso il nihilismo. Questa crisi è ancora dominata, aggiunge Nietzsche, nell’Europa dell’Ottocento, dai mezzi disciplinari che controllano la potenza critica della verità. Ma l’esaurimento di questa disciplina teologica è già visibile, la morte di Dio è imminente. Altre ipotesi, tanto assolute quanto quelle del Dio cristiano, entreranno allora in campo per fare accettare all’uomo il male nella storia? Certo, ma la verità non potrà subirla – e solo nel nihilismo si instaureranno la possibilità di verità e la dignità dell’uomo. Nietzsche visse disperatamente questa situazione, annunciò questa morte, e – per quanto potè – testimoniò la verità. Morendone. Visse come un terrorista della verità ed esplose lui stesso sulla bomba che aveva depositato. Nel secolo scorso.

Se Nietzsche vivesse oggi, ai bordi del ventunesimo secolo, che cosa direbbe del nuovo tempo? Guardandosi intorno riconoscerebbe la realizzazione della sua profezia, mille volte moltiplicata da ogni tipo di crudeltà e sfruttamento, dal disastro di ogni resistenza, dal trionfo della volgarità. Vedrebbe la canaglia piccolo-borghese al comando ovunque, sull’Impero, negli Stati e nella società, negli eserciti, nell’industria e nelle banche. Vedrebbe la “tartufferie” morale (che un tempo era esclusiva delle chiese) ora divenuta cibo comune diffuso su onde hertziane; e l’egoismo, la grettezza dello spirito e il risentimento divenuti divisa delle grandi istituzioni e “mores” civili. Eppure ora dovresti vivere buon Friedrich, ed essere tra noi!

Perché? Innanzitutto per ricordarci quello che già allora dicevi, e cioè che solo la cultura (ovvero quella libertà dello spirito che nasce dall’esercizio critico, gioiosamente mai stanco di mettere tutto in questione) può reagire alla repressione della Zivilisation e dello Stato. Che solo il nihilismo, e cioè la distruzione di ogni ammissione del male come necessità dell’essere e della storia, può permetterci di vivere eroicamente la nostra finitudine e di costruire la nostra storia.

In secondo luogo, ecco il privilegio dell’esser nietzscheano oggi piuttosto che nel secolo scorso. La livida aurora del capitalismo maturo, nel mentre gli prestava quella sua lucidità della coscienza critica, tolse infatti a Nietzsche la possibilità di agire materialmente. Da quest’impossibilità ontologica deriva la critica di Nietzsche, una stigmate di morte. L’atto terroristico della critica terminò nella follia. Ora tutto è diverso. Le grandi Chiese, nazionali e/o socialiste, si son coperte d’infamia e di disonore, dalla Piazza  Rossa  al Muro di Berlino, dal Vietnam all’Iraq, dalla Tien-an-men ai ghetti di Los Angeles. Le grandi istituzioni internazionali han preso il loro posto, esasperandone, nella scimmiottatura, l’ipocrisia e la crudeltà.

Che direbbe Zarathustra del FMI o della BMI? Dell’ONU o delle O(rganizzazioni) N(ord) G(overnative)? E Nietzsche che direbbe del Re ormai nudo?

In questa nuova dionisiaca aurora che dopo il 1968, con fatica sicuramente, si è formata sui nostri orizzonti, noi, oggi, - nietzscheanamente – viviamo e operiamo. Il nihilismo, come unica e sola coscienza del valore, come sola potenza costituente dell’essere, può mettersi concretamente al lavoro? E’ possibile, conseguentemente, che il terrorismo della critica trovi nuova vita e che Dionisio apra una nuova aurora al desiderio di distruggere ogni repressione, ogni menzogna, ogni Stato?

E come Amleto chiamava il padre nella notte del castello, così noi, al vecchio Nietzsche, in questa aurora, diciamo: “ Ritorna, dolce, terribile ombra…”.

NB. Post soggetto a integrazioni e semplificazioni. I lettori comprenderanno che parlare di filosofia e di Nietzsche non è come parlare di destra o di sinistra.. ( di nulla in pratica..).

La nostra vera lotta, prima di ogni altra cosa, è culturale.

CABR

Notazione: elaborazione da alcuni scritti del prof. Antonio Negri

Postato da: erremme68 a 21:25 | link | commenti (8)

mercoledì, 09 luglio 2008
Ipocrisia e ignoranza alla stadio più elevato.

DA UN DELIRIO ALL'ALTRO....

DI PIETRO, GIROTONDI, P2, GRILLO, GUZZANTI E..... LE BANDIERE ROSSE!

 

 

 

2008-07-08.  Piazza Navona - Roma

Pregiatissimo Cavaliere,

vada avanti per la sua strada...

la sua opposizione è fatta, per ora, da psicolabili(senza offesa per chi davvero ha problemi seri...), cialtroni e ciarlatani, mentre per il futuro puo' stare ancora più tranquillo poichè la "cosa rossa" sta discutendo sul proprio futuro... il che è tutto dire.

I "ribelli"di Piazza Navona, non avendo nulla da fare e pagati dai partiti si armano di bandiere, che siano azzurre, bianche o rosse è ormai solo un dettaglio,  passeggiano per la magnifica città di Roma, e battono le mani senza capire un cazzo!

Le famiglie italiane non arrivano a metà settimana, si muore per lavorare,  e tanti deficienti fingono di avere a cuore il problema della giustizia nel nostro paese..

Andate tutti a... il resto della frase è di grilliana maniera..

CABR 

Postato da: erremme68 a 01:21 | link | commenti (9)

domenica, 06 luglio 2008
G8 Genova 2001. Il Pm: "Scuola Diaz fu un massacro!" - Purtroppo molti hanno la memoria corta..e vanno in piazza con Di Pietro.

G8 Genova 2001 scuola Diaz scene del blitz

[G8/Genova 2001] Il Pm: "Scuola Diaz: fu un massacro!"


Genova, 4 luglio 2008 - Non usa mezzi termini il pubblico ministero Francesco Cardona Albini descrivendo l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001, all'inizio della requisitoria nel processo che vede imputati 29 poliziotti, tra cui dirigenti e alti vertici.

"E' stato un massacro": questa la sintesi della sua requisitoria oggi in aula a Genova. "E' stato questo massacro - ha aggiunto Cardona - e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano".
Il pubblico ministero si è poi soffermato nella descrizione dei pestaggi subiti da molti compagni  in quel lontano (quanto vicino) 21 luglio 2001: sullo sfondamento dei cancelli delle scuole da parte dei poliziotti, ripreso da telecamere poste sul tetto della scuola adiacente Pascoli da parte di cineoperatori che si trovavano al centro stampa.

Il pm ha anche ricostruito cosa avvenne fuori della scuola prima dell'irruzione: giovani picchiati a manganellate perché tentarono di fuggire all'arrivo della polizia. Tra questi il giornalista inglese Mark Cowell che fu poi salvato dall'intervento di un poliziotto. "Mi sembrava di essere un pallone a cui ognuno voleva dare un calcio" ha riferito il giornalista presente in aula che quella sera riportò la rottura della mascella e di tutti i denti.

Identificato l’agente che ha per primo sfondato le porte della Diaz. Sarebbe un agente del settimo nucleo sperimentale di Roma. Il reato di porto di armi da guerra viene invece contestato al vicequestore Pietro Troiani e all'autista Michele Burgio che, secondo la tesi dell'accusa, portarono le due bottiglie molotov dentro la scuola come "falsa prova" a carico dei 93 manifestanti arrestati.

Il pm ha inoltre citato il prefetto Ansoino Andreassi, responsabile del G8 a Genova fino all'arrivo del prefetto Arnaldo La Barbera, che nella sua deposizione spiegò che all'origine della perquisizione nella scuola Diaz vi fu la ricerca da parte delle forze dell'ordine del riscatto del loro operato e della loro immagine offuscata dai disordini e dalla morte di Carlo.
Andreassi inoltre rivelò che l'azione fu decisa dai vertici presenti a Genova. Il pm ha anche contestato la presunta sassaiola da parte degli occupanti la scuola Diaz contro una pattuglia della polizia. Sassaiola che è stato il motivo addotto dai vertici della polizia per decidere l'irruzione nella scuola che sfociò nella "macelleria messicana" e nell'arresto di 93 manifestanti.- Lesioni gravi, fratture di arti, ematomi, contusioni, traumi cranici, ferite.
da: www.infoaut.org
Il «massacro» della Diaz


La dura requisitoria del pm Cardona Albini al processo per la «notte cilena» del G8. Identificato anche il primo poliziotto ad entrare nella scuola. Il processo dovrebbe arrivare a sentenza, nonostante la bloccaprocessi

Genova - Quella parola vietata, che finora nessuno aveva osato pronunciare parlando della notte della Diaz a Genova, è ora sul verbale della requisitoria: il pestaggio dei no global, ha detto il pm Francesco Cardona Albini, è stato un «massacro»: «Ed è stato questo massacro e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, che prima neppure si conoscevano». Seguendo il filo della ricostruzione avviata due giorni fa dall'altro inquirente di questo lungo processo, Enrico Zucca, Cardona Albini ha raccontato per quasi otto ore di fila, dalle 9,30 alle 17 di ieri, con una piccola sospensione solo per la pausa pranzo, attimo per attimo l'assalto alla scuola Diaz. E cioè quando, poco prima della mezzanotte di sabato 21 luglio, dopo tre giorni di manifestazioni e la morte di Carlo Giuliani, circa 300 poliziotti divisi in due colonne arrivarono da entrambi i lati di via Cesare Battisti per assaltare il complesso delle scuole Diaz, la Pascoli, che ospitava il mediacenter del Social forum e parecchie redazioni «volanti» tra cui quella di Indymedia. E la Pertini, dormitorio gestito dallo stesso Genoa social forum.
Le immagini video, girate dai mediattivisti della Pascoli, mostrano con chiarezza gli uomini del Settimo nucleo antisommossa romano, guidato da Vincenzo Canterini, che sfondano il cancello della scuola e si precipitano verso il portone. Con un dettaglio importante, giunto solo ora che il processo è finito: «Da quel filmato - ha detto Cardona Albini - siamo riusciti ad identificare chi è il poliziotto che per primo entra nella scuola». Nella scuola vengono arrestati 93 manifestanti: 70 di loro usciranno dall'edificio feriti, tre in condizioni gravissime, di cui uno in coma. Quasi tutti gli arrestati (settantacinque) saranno portati alla caserma di Bolzaneto per essere torturati.
Al «massacro» prendono parte decine di poliziotti in divisa e in borghese, mai identificati. Cardona Albini si è soffermato a lungo sulle deposizioni delle vittime, elencando lesioni, fratture, contusioni. Ha parlato di Lena Z., la giovane tedesca percossa e trascinata per le scale della scuola che, come ha raccontato lei stessa, ha perso il 30% della capacità polmonare in seguito al pestaggio. «Un poliziotto è venuto lì e mi ha preso per i capelli e sono rimasta fuori con le mani alzate davanti ai poliziotti. Hanno iniziato a picchiarmi con i bastoni sulle spalle e sulla testa. Mentre mi picchiavano sentivo le costole rompersi. Poi la polizia mi ha tirato su e buttato contro il muro. Quando ero per terra hanno continuato a colpirmi». «Avevo la sensazione che si divertissero mentre mi stavano picchiando e che mi venivano fuori dei rumori mentre mi picchiavano sullo sterno. Avevo la sensazione che quando mi uscivano questi rumori dessero più gioia alla polizia, come se li incitasse». Un racconto raccapricciante, come quello del giornalista del Resto del Carlino Lorenzo Guadagnucci: «Ricordo che i primi che sono venuti vicino a me, in realtà hanno preso di mira i ragazzi che avevo alla mia destra, la ragazza in particolare che era quella più vicina, proprio affianco... che io avevo affianco, è stata presa con un calcio alla faccia, quindi è stata spinta indietro, è un po' barcollata, sì è piegata con la schiena all'indietro, il ragazzo che aveva affianco è stato raggiunto da delle manganellate, erano due gli agenti in questo momento che si sono rivolti contro questa coppia». «Mi sono avvicinato alla ragazza per aiutarla, per vedere cosa le fosse successo, se potevo sostenerla in qualche modo, mentre facevo questo però i due poliziotti si sono rivolti verso di me, ho cominciato a sentire il sangue che scorreva, perdevo sangue in particolare da uno squarcio che avevo qui nel braccio, un buco molto profondo».
E poi i racconti dei tedeschi, degli spagnoli. Tutti ricordano l'insulto comune, in un inglese universale: «Bastard». Più di un italiano invece ricorda la scioccante promessa degli agenti in mezzo alle botte: «Nessuno sa che siamo qua, vi ammazzeremo tutti». Cardona ha concesso un lungo tempo anche alla testimonianza di Michelangelo Fournier, il vicecomandante del settimo nucleo sperimentale antisommossa, la cui deposizione ha fatto il giro del mondo insieme a quella definizione «macelleria messicana» e alla sua esclamazione «basta basta» nel mezzo dei pestaggi. Per Cardona Albini è stato come «aprire una finestra» in un delirio senza speranza, anche se neppure quella testimonianza (l'unica degli imputati per lesioni, a parte quella di Canterini) è riuscita a concedere un briciolo di verità a questa storia da parte delle forze dell'ordine: «Per amor di patria Fournier ha difeso i suoi», è stato il lapidario commento. Ora che appare a tutti chiaro che con molta probabilità il processo Diaz arriverà a sentenza nonostante il decreto bloccaprocessi, ora che la corte sarà chiamata a decidere, Francesco Cardona Albini ha guardato i giudici quasi spaesato e ha concluso: «Mi chiedo che cosa volessero fare».

Sara Menafra
Il Manifesto, 5 luglio 2008


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mercoledì, 02 luglio 2008
Esoterismo politico. Gli zombie a congresso...

La “Rivoluzione” italiana e la “devoluzione”della sinistra

 

Notate differenze?

Nulla era più prevedibile che la vittoria della destra nelle recenti elezioni italiane. Non è dunque solo Berlusconi che ha vinto: prima di lui aveva già vinto la destra.  La destra ha saputo capitalizzare in Italia la crisi del 1989, a suo solo profitto ( malgrado il fatto che il Pci abbia precipitosamente mutato il suo nome e affidato a tutti i venti la rivelazione che, di comunista, già da moltissimo tempo, nulla restava nella sua coscienza)”. Ma, e questo è ben più importante, la destra non ha solo capitalizzato la caduta del Muro di Berlino: essa ha vinto perché ha interpretato le modificazioni profonde del tessuto produttivo italiano e ha compreso il ruolo della comunicazione nelle società contemporanee. Quando negli ultimi mesi della campagna elettorale del 1993 Berlusconi improvvisamente entra in scena, egli pone l’industria della comunicazione al servizio del partito dei piccoli e medi imprenditori che a loro volta trasformano in vittoria politica la rivolta antifiscale, antiburocratica e antistatale, condotta negli anni precedenti.

Lui ringrazia..

Berlusconi può farlo perché egli stesso è uno di loro. Anch’egli ha partecipato all’avventura che nei distretti industriali del Nord ha permesso a nuove energie di liberarsi da tutte le vecchie discipline, e all’Italia di divenire – sulla base della produttività delle nuove Piccole Medie Imprese – la quarta o quinta potenza industriale nel mondo. Quello che Benetton è sul terreno del tessile, Berlusconi lo è sul terreno della comunicazione: un assemblatore di lavoro diffuso. Ma la comunicazione non è il tessile. Nel postfordismo la comunicazione è la forma politica del comando produttivo, così come nel fordismo la forma politica del comando si formava nella grande fabbrica taylorizzata, a Mirafiori, nelle grandi industrie dell’auto, dell’acciaio o della chimica. Berlusconi ha dunque preso il posto di Agnelli, nelle gerarchie del potere industriali in Italia. Ecco la novità: Agnelli in senato, Berlusconi al governo. Berlusconi porta al governo le nuove reti produttive, o con loro l’incontinenza neoliberale dei piccoli imprenditori, narcisisti e prepotenti, inseriti organicamente nella cultura della comunicazione produttiva e freneticamente spinti allo sfruttamento di questo nuovo territorio.

Ricordando queste semplici cose, abbiamo liberato il campo da alcune semplificazioni e da alcune false immagini che circolano in Europa sul fenomeno Berlusconi. Perché, in primo luogo, Berlusconi non è la diabolica funzione di un’orrida macchina di potere televisivo. Queste immagini escatologiche  fanno volgarmente il verso alla denuncia situazionista della società-spettacolo, senza cogliere la valenza e la violenza specifica della nuova figura del potere. No davvero, Berlusconi non è un “tele-fascista”: Berlusconi è un padrone, una figura del capitalista collettivo, una funzione del comando capitalistico sulla società, perché in lui comunicazione e produzione sono la stessa cosa. In secondo luogo, Berlusconi non è un fascista: non lo è nella stessa misura in cui non lo sono i suoi padrini, la Thacher o Reagan. Certo, possiamo divertirci a usare la metafora fascista per indicare Berlusconi, così come l’abbiamo spesso fatto per indicare tutti i grandi padroni dell’industria e i capitalisti famelici di sfruttamento. Dico che noi, vecchi e impuniti sovversivi, possiamo divertirci a farlo – per gusto di provocazione: ma come possono farlo quelli che fino a ieri hanno chiesto la modernizzazione del capitalismo, e la possibilità di imbarcarsi sul suo vascello? Come possono farlo coloro che, alleati ad Agnelli o a De Benedetti, hanno perso le elezioni contro Berlusconi? Ma, si dice, i neofascisti fanno parte della maggioranza di Berlusconi e l’Europa rifiuta di riconoscere tutto quello che le ricorda l’epoca del totalitarismo… Che ipocrisia! Qual è il regime liberale europeo che non ha flirtato con la plebe metropolitana cercando di organizzarla in termini nazional-populisti? Quale il liberismo economico che non ha cercato appoggio nel populismo politico? No, Berlusconi è semplicemente un neoliberale: è solo divertente sentire che lo accusano di fascismo tutti coloro che negli ultimi vent’anni si son sentiti schiacciati e/o attratti dai ritornelli del neoliberalismo e all’unisono ci hanno ripetuto che le privatizzazioni erano necessarie, che il walfare è troppo costoso, che la deflazione salariale è decisiva per raddrizzare la produttività del sistema…Quante bugie! E ora si cerca di ripararle ricorrendo all’inflazione del termine “fascista”. Attenzione, non è detto che il troppo gridare al lupo sia utile quando il lupo davvero appare.

E il vero lupo è lì, che attende il momento buono per apparire. La “sovversione dall’alto” del capitalismo postfordista è solo cominciata in Italia. L’Italia non conosce ancora quella mostruosa gerarchia del lavoro sociale che è già stata sperimentata dalle destre europee(ci siamo quasi). Essa conosce appena la società a due velocità e l’abisso che le divide; essa ha finora fatto solo qualche caricaturale esperienza del postmoderno capitalistico: droga e craxismo, “compromesso storico” e “pensiero debole”, circenses e corruzione, mafia e pentitismo... Il bello non è ancora cominciato.

Il vero lupo è lì che attende. Ma non confondiamo, di nuovo, quel che è fascista e quel che fascista non è. Non è fascismo rinnovare la costituzione repubblicana del 1948 e sovrapporre a quel sistema liberal-rappresentativo una macchina presidenziale: questo è solo gaullismo. Non è fascismo allargare e approfondire le autonomie regionali e locali: può, al massimo, diventare egoismo. Non è fascismo esercitare, dal punto di vista della maggioranza e attraverso pressioni istituzionali, una spinta reazionaria contro l’emancipazione dei costumi pubblici( contro l’aborto, contro l’omosessualità, ecc..): è solo clericalismo. Tutto ciò, certo, si realizzerà con il governo Berlusconi: ma non è fascismo, è destra sociale, economica, culturale e politica. Berlusconi interpreta, costruisce, innova, esalta una comunità reazionaria; sviluppa e perfeziona il nuovo capitalismo postmoderno e comunicativo, mostrando alla società italiana quello che essa è già divenuta negli ultimi vent’anni: una società banale, nella quale destra e sinistra son divenute indistinguibili; in cui il pensiero o era “debole” o finiva in carcere o era comunque neutralizzato; in cui il sindacato dei consigli si era trasmutato in quello delle corporazioni, così come era avvenuto a tutti i contropoteri sociali – insomma una società nella quale l’enorme corruzione che aveva coinvolto imprenditori e politici era nulla di fronte a quella che aveva investito il pensiero e la coscienza mortale della moltitudine.

La “rivoluzione” italiana è dunque, e solamente, un’operazione reazionaria( non fascista, ma reazionaria) nei suoi contenuti politici e nelle forme costituzionali che assume, ma un’operazione reazionaria condotta al livello dell’attuale sviluppo del capitalismo, e adeguata alla trasformazione dell’organizzazione dell’industria e del comando sul lavoro. Berlusconi è il padrone di un’industria di comunicazione che è diventato il capo politico di una società politica(di comunicazione). In questo senso, la rivoluzione reazionaria è anche, paradossalmente, un’operazione di verità.

Ma questa verità la sinistra non vuole riconoscerla. Sconfitta elettoralmente, la sinistra non vuole comprendere le ragioni della sconfitta, e ne rovescia la responsabilità sul nulla, con evanescenti esercizi retorici e un ossessivo richiamo al fascismo. Di questa sconfitta invece, solo la sinistra è responsabile: 1)- perché non è riuscita a comprendere la trasformazione sociale che in Italia si era data; e ha continuato a considerare le corporazioni come tramite di rappresentanza; 2)-perché non ha controllato, anzi neppure immaginato, il nuovo assetto produttivo dei rapporti comunicativi; di conseguenza ha intrattenuto un rapporto di uso con i media, partecipando cinicamente e irresponsabilmente alla loro banalizzazione reazionaria; 3)-di conseguenza la sinistra ha perduto ogni capacità di rappresentanza dei settori produttivi(materiali e immateriali)della società. Oggi in Italia vi sono due società parassitarie: l’una è la mafia, l’altra è la sinistra, con il suo corredo di sindacati e di cooperative….Ma forse dire questo è troppo: la sinistra infatti non ha neppure la dignità criminale della mafia, essa è solamente un morto che cammina… Come abbiamo visto, davanti alla vittoria reazionaria, la sua eroica risposta consiste nell’urlare al fascismo. In realtà la sinistra è come un pugile suonato, cammina sonnambulo. Con tutta probabilità, l’unica cosa da fare è sgambettare questo zombie e liberarsene una volta per sempre.

Nel nostro paese abbiamo due mali incurabili, due metastasi che certamente non potranno essere curati con una "aspirina3% elettorale"..ma vanno estirpate totalmente. Le due metastasi sono il clericalismo e la sinistra. Come estirparle? con totale indifferenza e lontananza anche al fine di non essere complici del loro orrore. Dobbiamo riappropriarci della nostra vita e della nostra dignità!

 

CABR

Notazione: Ci siamo avvalsi di appunti presi nelle conferenze del prof. Antonio Negri

Postato da: erremme68 a 01:41 | link | commenti (9)

domenica, 29 giugno 2008
Bentornato tra noi, Emiliano.

EMILIANO E' LIBERO, LA VERITA' NON SI ARRESTA!

Comunicato stampa  Roma, 27.06.08

ne18Emiliano è libero, la verità non si arresta!

D’improvviso la notizia, una bellissima notizia, finalmente, dopo tante menzogne, dopo tante mistificazioni. Emiliano è libero!

Libero e con noi, dopo un mese di arresti domiciliari, ingiusti oltre che insopportabili.  Libero dopo che la verità è stata rovesciata, dopo che l’aggressione messa in atto dai neofascisti di Forza Nuova lo scorso 27 maggio è stata trasformata in una rissa, nessuna distinzione tra aggressori e aggrediti. Emiliano e noi tutti assieme a lui riconquistiamo la libertà dopo aver risposto in tante e in tanti alle accuse ingiuste e alle operazioni vigliacche di parte della stampa.

A partire dal 27 maggio, l’università la Sapienza è stato luogo ricco di solidarietà, partecipazione, determinazione, coraggio. Il 29 maggio un corteo di oltre 2000 studenti ha vigilato attorno all’università dichiarando Forza Nuova soggetto non gradito. Giovedì 19 giugno, al seguito del giudizio del tribunale del riesame, migliaia di studenti e decine di artisti sul palco hanno chiesto libertà per Emiliano e verità per i fatti della Sapienza.

Un’anomalia, la Sapienza, che non vuole essere normalizzata, luogo aperto alle pratiche di libertà ma ostile agli integralismi e alla xenofobia neofascista. La difesa di Emiliano parla di una battaglia di verità che non si ferma: non c’è alcun discorso sul pluralismo che tenga, ci sono discorsi e pratiche che l’università respinge, che il corpo vivo degli atenei rifuta!

Per chi vuole ridurre al silenzio gli studenti, le esperienze di autogestione e di autoformazione, per chi vuole trasformare un agguato in uno scontro tra bande, la nostra risposta è chiara: l’università  e il sapere sono spazi di libertà!

In questo senso abbiamo deciso di essere in tante e tanti mercoled? mattina (2 luglio) presso il tribunale di P. Clodio che a partire dalle 9:30 ospiterà la prima udienza del processo che vede coinvolto tanto Emiliano, quanto Giuseppe. Saremo lì, a partire dalle 11:00 (l’appuntamento all’università è alle ore 10, di fronte alla facoltà di Lettere), per chiedere verità, per respingere le menzogne!

 

Rete per l’Autoformazione  Roma

Esc, atelier occupato

 

Abbiamo appreso alcune ore fa, da alcuni Compagni di Roma, la bellissima notizia della libertà del Compagno Emiliano, fatto oggetto ingiustamente - come se ce ne fosse ancora bisogno - dalla campagna mediatica servile e vergognosa.

La verità non si arresta, come dicono anche i Compagni dell'Esc Atelier occupato Roma.

Alcuni Compagni del CABR saranno presenti mercoledì 2 luglio davanti al Tribunale di Roma a Piazzale Clodio in solidarietà ai Compagni della Sapienza per respingere le farneticazioni e la mistificazione di un potere mediatico  servo delle solite lobbye.

Felici di avere di nuovo tra di noi il Compagno Emiliano.

CABR

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venerdì, 27 giugno 2008
Era un uomo finito, abbandonato anche dai suoi alleati. Chi ha rivoluto il burattino(in foto) nuovamente al comando?

GLI SCIPPATORI RINGRAZIANO
Data: Giovedi 26 Giugno 2008
Argomento: Italia


DI MIGUEL MARTINEZ
Kelebek

Come probabilmente sapete, gira in rete questa denuncia.

Non ho né tempo né voglia di controllarne l'esattezza: nella mia esperienza, testi di questo tipo contengono facilmente errori e semplificazioni estreme (cosa sarà mai la "somministrazione di reati pericolosi"?).

Mi interessano però due punti.

Punto primo, la differenza radicale tra mediatizzazione dello scontro tra destra e sinistra, e la pratica della destra e della sinistra quando sono al potere.

Pensiamo all'elettore di sinistra, che temeva che Berlusconi avrebbe messo in ogni clinica legioni di ciellini armati di alabarde, per impedire gli aborti. E adesso passano pure gli aborti clandestini.

O pensiamo all'elettore di destra, che sperava che Berlusconi avrebbe liberato il paese dai ladri - spacciatori - clandestini - pedofili pagati dai comunisti. Ed ecco che Berlusconi depenalizza (nella pratica) immigrati clandestini, pedopornografi, scippatori e magnaccia (non li sto mettendo tutti sullo stesso piano; ma l'elettore di destra in genere lo fa).

Per questo, ho evidenziato nel testo i reati più temuti dalla "destra", che la destra oggi assolve.

Punto secondo, la retorica di questo testo, tipica del nuovo populismo trasversale, se la prende con l'individuo Berlusconi, oppure con la "Casta". Che certo esiste, solo che ormai è diventata l'unico problema riconosciuto da tutti, mentre dietro incombe qualcosa di molto più terribile: la devastazione generale del capitalismo assoluto.

Come superare la legge vergogna dell'indulto?

Oggi si è espresso al Senato il voto della vergogna. La maggioranza ha votato compatta a favore della legge "blocca-processi", dando il suo contributo alla distruzione della giustizia in Italia, in piena sintonia con l'INDULTO.

Ecco l'elenco dei reati che resteranno impuniti da oggi in poi:
- aborto clandestino
- abuso d'ufficio
- adulterazione di sostanze alimentari
- associazione per delinquere
- bancarotta fraudolenta
- calunnia
- circonvenzione di incapace
- corruzione
- corruzione giudiziaria – è quella per cui Silvio Berlusconi ha fatto questo decreto
- detenzione di documenti falsi per l'espatrio
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- estorsione
- falsificazione di documenti pubblici
- frodi fiscali
- furto con strappo
- furto in appartamento
- immigrazione clandestina ("pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storia dell'immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi" – Marco Travaglio)
- incendio e incendio boschivo
- intercettazioni illecite
- maltrattamenti in famiglia
- molestie
- omicidio colposo per colpa medica
- omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata ("tutti quelli che stendono la gente per la strada ubriachi, bene quelli non li si processa" – Marco Travaglio)
- peculato
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- rapina
- reati informatici
- ricettazione
- rivelazioni di segreti d'ufficio
- sequestro di persona
- sfruttamento della prostituzione
- somministrazione di reati pericolosi
- stupro e violenza sessuale
- traffico di rifiuti
- truffa alla Comunità Europea
- usura
- vendita di prodotti con marchi contraffatti
- violenza privata

Tutti questi, essendo puniti con pene inferiori ai dieci anni, vengono sospesi.

FATELA GIRARE.
ORGANIZZATE LA RESISTENZA CONTRO LA CASTA.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com/
Link: http://kelebek.splinder.com/post/17609113/Gli+scippatori+ringraziano
26.06.08



Postato da: erremme68 a 00:46 | link | commenti (13)

giovedì, 26 giugno 2008
La differenza con Veltrusconi qual'è? E' una "sinistra" di BUFFONI!!

Ringraziamo di nuovo il popolo italiano per aver spazzato via, con il voto del  13 e 14 Aprile u.s., tutti quei farisei che girano ancora con la bandiera rossa, autoreferenziali e autoproclamandosi difensori dei lavoratori, dei profughi e dei migranti per poi prendere in appalto i lavori per la costruzione dei Cpt, della Tav, per i lavori sullo Stretto fino a dividersi il malloppo... VERGOGNA!!! 

"Cari"(si fa per dire..) Vendola, Mantovani, Acerbo, Ferrero, Diliberto, Giordano e compagnia bella, sappiate che i vostri congressi, le vostre mozioni e le vostre idiozie..  a noi non ci sposteranno mai più nemmeno di un centimetro!

CABR

Torino - Le ignobili parole di un presidente di circoscrizione in quota Rifondazione

I profughi di via Bologna? "Qui abbiamo già i drogati, meglio mandarli altrove"
26 giugno 2008| Dopo le irricevibili proposte del ministro Maroni che vorebbe ripristinare le schedature etniche e lo sgombero milanese dello scalo ferroviario che ha buttato per strada più di 200 migranti che occupavano l’ex stabilimento FS di piazzale Lodi, anche l'amministrazione torinese voleva dimostrare di non essere da meno nelle politiche riguardanti il "degrado" e la "pubblica vivibilità".

Quello che stupisce è che a rendersi responsabile di dichiarazioni e proposte tanto insulse questa volta non è il leghista di turno o un sindaco-scerifffo ma, molto più modestamente, il presidente di una circoscrizione del Comune di Torino, la VI.
Gigi Malaroda, noto esponente della "società civile" torinese, eletto come indipendente nelle file di Rifondazione Comunista, con un passato nel Torino Social Forum e voce di spicco nel movimento glbtq.

Di fronte alla proposta della realizzazione di una centro di accoglienza nella sua circoscrizione, il presidente Malaroda ha accampato una serie di scuse e opposizione alla oncretizzazione dell'opera.
Qui di seguito un collage delle sue dichiarazioni apparse oggi su alcuni quotidiani cittadini:
"Questo quartiere sopporta la discarica comunale, ha la pià alta concentrazione di case popolari, i campi nomadi e pure quello che voi chiamate Tossic Park,ora anche i profughi: non è giusto" (La Stampa).

"Non ne possiamo più di avere tutti i problemi sociali scaricati sulle nostre spalle" (E-Polis).

Ovviamente tutta la vicenda vede anche l'attiva e interessata speculazione politica dell'Assessore del Pd Roberto Tricarico cui non par vero di poter così speculare sulle debolezze e contraddizioni interne di Rifondazione Comunista, tante volte fonte di problema nel non garantire tutte le maggioranze desiderate dal'ammistrazione Chiamparino. Da parte sua, più che a un comportamento espilcitamente razzista, l'atteggiamento del Malaroda fa pensare all'opportunismo da politicante in carriera di chi vuol difendere al sua poltrona, costi quel che costi...
Tutto questo però si sta consumando sulla pelle dei profughi di via Bologna che in questi mesi hanno condotto una battaglia per i diritti e la dignità.
Tra l'altro, in più occasioni, gli abitanti del quartiere hanno saputo mostrare la loro solidrietà all'occupazione o comunque la tolleranza di fronte a una situazione difficile.
da: www.infoaut.org