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Siamo Riformisti, Democratici, Radicali e Rivoluzionari!!! Il passato non è solo luogo della memoria, nè tantomeno della nostalgia, ma un nucleo forte di esperienza e di pensiero che continua a interrogare il presente, rilanciando in avanti, oltre le dolorose cesure della storia personale e collettiva, l'urgenza dell'agire comune e la necessità della rivolta. Siamo per il rifiuto di ogni pentimento, perchè ora sappiamo che la resistenza non viene prima ma dopo la catastrofe.

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venerdì, 06 novembre 2009
Ci scusiamo per l'atrocità dell'immagine, ma in un paese civile un ragazzo di 31 anni non dovremmo mai vederlo ridotto così.

  Ottobre 30th, 2009

 

ucciso-per-spinello

 

 

La morte di Stefano, ragazzo di 31 anni, è l’ennesimo dimostrazione della deriva di uno stato autoritario in ogni sua azione. E questo ci preme ribadire con forza fin da subito. Perchè 20grammi di fumo non sono prova di reato, ma anche perchè la vita delle merde che hanno stroncato l’esistenza di Stefano non vale un grammo davanti i nostri occhi. L’arresto e le torture, il ricovero e l’allontanmento forzato dalla famiglia in cerca di notizie. La storia surreale che si consuma nella capitale è la cartina di tornasole di un sistema securitario armato per uccidere, per reprimere, per scoraggiare. La sicurezza sbandierata da ogni scranno parlamentare, eccola. La sicurezza di essere pedine in mano ad infami sempre pronti a fare i leoni protetti da ombra, silenzio e cameratismo spicciolo. La loro sicurezza, quella che uccide. Per farci sentire sempre più sicuri. Sicuri, da morire.

STEFANO VIVE

SOLIDARIETA’ ALLA FAMIGLIA CUCCHI


(Di seguito una prima ricostruzione tratta dal sito www.reportonline.it

Seguirà poi un comunicato dei movimenti sociali romani su quanto accaduto).

 

La morte di Stefano Cucchi, il giovane di 31 anni, morto lo scorso 22 ottobre nella sezione detentiva dell’ospedale Sandro Pertini “presenta molti lati oscuri e preoccupanti”.  Lo ha detto Luigi Manconi, presidente di ‘A Buon Diritto’ nel corso della conferenza stampa che si è tenuta al Senato alla presenza del papà di Stefano, Giovanni Cucchi, della sorella Ilaria e di diversi parlamentari della maggioranza e dell’opposizione.

I familiari chiedono la verità e l’accertamento dei fatti sulla morte di Stefano, fermato dai carabinieri il 16 ottobre scorso per possesso di 20 grammi di marijuana, protagonista di un ‘calvario’ iniziato in una caserma e terminato all’ospedale Pertini con la tragica morte. La famiglia Cucchi ha deciso di rendere pubbliche le foto shock nelle quali si vedono i segni delle lesioni e dei traumi sul corpo del giovane. “Una decisione sofferta e coraggiosa”, ha spiegato Manconi, per avere risposte su quello che è avvenuto, per dissapare le zone d’ombra e accertare eventuali responsabilità. Sul caso la procura di Roma ha aviato un’indagine.

“Di questa vicenda – ha detto l’avvocato Fabio Anselmo, legale dei Cucchi – non sappiamo nulla se non quello che ci dinono le condizioni del corpo di Stefano” attraverso alcune foto scattate dall’agenzia funebre.

Dal 15 ottobre al giorno della morte sette giorni di calvario per il papà, la mamma e la sorella di Stefano. Il fermo di Stefano Cucchi avviene alle 23:30 nel parco degli acquedotti a Roma. Alle ore 1:30 del mattino – si legge nella ricostruzione dei familiari – si presentano, con Stefano, presso la nostra abitazione in via Ciro da Urbino due uomini in borghese, poi qualificatisi come carabinieri e altri due militari dell’Arma in divisa della caserma dell’Appio Claudio. Nel corso della perquisizione non trovano nulla nella stanza del ragazzo.

“I carabinieri tranquillizzano i familiari – continua la ricostruzione – dicendo che Stefano è stato sorpreso con ‘poca roba’ addosso (20 grammi principlamente marijuana, poca cocaina e due pasticche). L’indomani, alle ore 12, Stefano Cucchi arriva in aula per il processo per direttissima scortato dai carabinieri.
“Il suo volto è molto gonfio, in contrasto impressionante con la sua magrezza (i genitori affermano che il suo peso prima dell’arresto è di 43 chili) e presenta lividi assai vistosi intornmo agli occhi”.

Alle ore 14, dopo la sentenza di rinvio a giudizio con custodia carceraria il 31enne viene visitato presso l’ambulatorio di palazzo di giustiiza. Gli vengono riscontrate “lesioni ecchimodiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente” e dove Stefano dichiara “lesioni alla regione sacrale e agli arti inferiori”. Viene condotto a Regina Coeli e affidato alla polizia penitenziaria. All’ingresso in carcere viene sottoposto a visita medica che evidenzia la presenza di “ecchimosi sacrale cvoggigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione”. Viene trasportato all’ospedale Fatebenefratelli per ulteriori controlli. In ospedale viene diagnosticata la “frattura corpo vertebrale L3 dell’emisoma sinistra e la frattura della vertebra coccigea”.

Il 17 ottobre – prosegue la ricostruzione dei familiari, assistiti dall’avvocato Anselmi – Stefano viene nuovamente visitato da due medici di Regina Coeli i quali ne dispongono nuovamente il trasferimento a Regina Coeli. Da qui, alle ore 13:15, viene poi trasferito all’ospedale Sandro Pertini.
La famiglia viene avvisata del ricovero solo alle ore 21.

Non è consentito l’accesso dei familiari nel ‘padiglione detenuti’. Non vengono fornite notizie ai genitori e alla sorella sullo stato di salute del trentunenne.
ucciso per spinello
Vengono invitati a tornare il lunedí successivo, dalle 12 alle 14 per parlare con i medici.

Lunedí 19 ottobre i familiari tornano al Pertini. La risposta del sovrintendente è che “il ragazzo sta tranquillo” ma ancora una volta viene negata ai genitori la possibilità di un colloquio con i medici. La motivazione è che l’autorizzazione del carcere non è ancora arrivata.

Martedí 20, i genitori tornano all’ospedale Pertini nella speranza di avere notizie. Viene negato l’ingresso e viene spiegato, per la prinma volta ai familiari di Stefano Cucchi, che “sia per i colloqui con i detenuti sia per quelli con i medici occorre chiedere il permesso del giudicie del tribunale a Piazzale Clodio”.

Il giorno successivo, mercoledí 21, il padre di Stefano riesce ad ottenere l’autorizzazione ma non fa in tempo a farsela vistare a Regina Coeli per vedere il figlio.

Stefano Cucchi, muore alle 6:20 di giovedí 22 ottobre. La famiglia apprende della notizia della morta attraverso la notifica burocratica di un decreto del pm in cui si autorizza la nomina di consulente di parte.

Sul caso Cucchi, è intervenuto il capo del Dipartimento dell’amministrazione peniteziaria, Franco Ionta, che intervistato dal Tg5 ha dichiarato che “cè un’iniziativa giudiziaria in corso, essendo un magistrato devo quindi essere particolarmente rispettoso di questa iniziativa. Vedremo – ha aggiunto – quale sarà il risultato dell’indagine. Noi naturalmente avvieremo, quando sarà possibile, anche un’inchiesta amministrativa”.

da Militant-blog


Quando si sveglierà questo popolo di merda, drogato e narcotizzato da uno stato mafioso e criminale?!?!
Ma quale speranza dobbiamo avere se ci sono ancora tantissimi coglioni che pensano ancora a partiti e partitini pur di tutelare i propri miseri interessi? La sedicente "sinistra antagonista", oltre a scandalizzarsi e ad abbaiare in piazza(quando c'è na passeggiata in programma..) bussa la porta a rifondazione.. Il motivo? Chissà, forse qualcuno è terrorizzato nel caso a sinistra si dovesse muovere qualcosa di nuovo e quindi fanno fronte comune ben coperti da bandiera rossa, falce, martello e l'anima delli mortacci loro! 
Cabr

Postato da: erremme68 a 00:47 | link | commenti

venerdì, 23 ottobre 2009
Basta!

Eccoci qua. Di nuovo i coglioni negazionisti  che cercano clamore e pubblicità facendo il gioco di altri coglioni come loro che subito iniziano ad abbaiare simulando orrore e subito pronti nel rivendicare i loro trofei per i 6,5,4, 3,2,1milione di deportati. Bene, noi non siamo nè con i negazionisti, nè con l'industria dell'olocausto, a noi non ce ne frega un cazzo!
Davanti a noi abbiamo cose concrete e più serie come il lavoro, i salari, i migranti e la libertà da difendere. Si badi bene, non da Berlusconi ma bensì dal PD-PCI-P2.
Avanti Caracciolo, avanti Pacifici, avanti tutta con le vostre cazzate!
Abbiamo le nostre opinioni in merito come le abbiamo sulla Nakba ma non entreremo nella vostra disputa inutile, sistematica e precostituita.
Sig. Pacifici, dimenticavamo: noi a gennaio non abbiamo un cazzo da celebrare. 
Noi Celebriamo solo il 25 aprile ed il 1maggio!
Sempre con i Lavoratori, Partigiani sempre!
Cabr 

Postato da: erremme68 a 00:45 | link | commenti

martedì, 08 settembre 2009
L'inesistenza della sinistra.

Le due destre

di Andrea Colombo

E' ora di ammetterlo: per una decina d'anni e passa siamo stati, in molti, vittime di un abbaglio, prigionieri di un'illusione ottica, fuorviati da un miraggio. Abbiamo pensato che ci fossero, in Italia, due sinistre e una destra. Ci siamo chiesti se e come fosse possibile mantenere aperta una dialettica e infine disegnare una strategia comune tra quelle due sinistre. Ci siamo lamentati e preoccupati accorgendoci che, vuota retorica a parte, il solo punto di contatto capace di tenerle insieme era quello, misero e largamente insufficiente, infine fallimentare, del dover contrastare quell'unica, potente, dilagante destra.

Sbagliavamo. La realtà, scopriamo ora, è ben diversa. In Italia ci sono due destre, e nessuna sinistra. Non si tratta, sia chiaro, delle due destre a cui faceva riferimento in un celebre pamphlet di qualche anno fa Marco Revelli. Quella formula volutamente provocatoria indicava il progressivo abbandono di tutti i princìpi fondamentali di una visione del mondo "di sinistra" da parte del principale partito sedicente di sinistra, quello che allora si chiamava Ds e oggi Pd. Si parlava di due destre, ma s'intendeva alludere alle solite due sinistre, quella vera e quella in fase di avanzata diserzione.

Qui, invece, non si tratta di un espediente retorico: le due destre in questione sono proprio tali, e casomai si scambiano l'accusa di non esserlo più abbastanza, o, dalla sponda opposta, di esserlo come usava alcuni decenni fa, avendo mancato l'appuntamento con la contemporaneità. Destre diverse, sempre più vicine al fronteggiamento aperto, culturalmente antagoniste e tuttavia politicamente unite in un unico schieramento, spesso in un unico partito. Ma con difficoltà crescenti e forse solo grazie al collante rappresentato da Silvio Berlusconi.

Dal suo punto di vista, dunque, Vittorio Feltri non ha tutti i torti quando accusa Gianfranco Fini di "non essere più di destra", almeno fino a che per "destra" s'intende quella che in Italia siamo abituati a conoscere almeno dall'inizio dell'era berlusconiana, e di cui lo stesso Fini ha a lungo fatto parte. Ciò non significa affatto che il presidente della Camera sia diventato un uomo di sinistra, e in realtà neppure che a tale si atteggi per mendicare consensi nell'opposizione.

I capi d'accusa che portano Feltri, Marcello Veneziani e il più ruspante Umberto Bossi ("Quello è matto. Così è condannato a perdere altri voti") ad accusare Fini di intelligenza col nemico di sinistra sono sostanzialmente tre: la posizione fortemente critica nei confronti delle politiche del governo e della stessa legge da lui stesso firmata, con Bossi, sull'immigrazione; la rivendicazione strenua della laicità dello Stato; la sempre più vistosa insofferenza nei confronti del "cesarismo" che costituisce il principio guida di un Pdl che è di fatto proprietà personale, fra le tante, del Cavalier Berlusconi.

Ora, non è che si debba essere di sinistra per trovare sgradevoli gli annegamenti di massa nell'azzurro Mediterraneo o per dubitare della civiltà dei lager in cui vengono sbattuti giocosamente gli intrusi di un altro colore. In compenso, la difesa della laicità dello Stato è invece parte integrante del patrimonio della cultura di destra italiana. Infine, ridurre la destra occidentale al fuhrerprinzip, che del cesarismo costituisce la logica conseguenza, significherebbe far torto alla destra stessa, e dar ragione ai troppi per cui destra e fascismo sono sinonimi.

Dunque non è che Fini si sia trasformato in leader di sinistra. E' solo che mira a costruire una destra, non solo moderna e dignitosa, ma soprattutto dotata di quelle prospettive strategiche di cui difetta la farsesca ed effimera monarchia berlusconiana, per quanti consensi possa oggi raggranellare. Nel lungo periodo, una destra più forte. E forse, chissà, non è un caso se proprio il leader che viene dal Msi erede di Salò ha presente più di tanti altri la rapidità con cui il popolo italiano usa voltare le spalle ai cesari adorati solo a un attimo prima.

Certo, in Fini questa progettualità, che è lucida, si accompagna a una delusione e a una disaffezione che sono invece anche emotive e che connotano, se non i contenuti della sua linea politica, almeno la verve polemica nei confronti del governo e del suo partito con cui li esterna. Chi lo frequenta, racconta che il presidente della Camera si sente effettivamente estraneo, e forse anche qualcosa di peggio, nei confronti di un Pdl che avrebbe dovuto mantenersi almeno "bicefalo", frutto dell'incontro tra Forza Italia e Alleanza nazionale, e si è invece rivelato sin dall'inizio appannaggio privato di Arcore. A porte chiuse, ma ormai neppure tanto, Fini non nasconderebbe neppure un profondo e sincero disgusto per quei suoi "colonnelli" che si sono precipitati sul carro del vincitore sgomitando per dimostrarsi più servili degli altri un nanosecondo dopo lo scioglimento di An, e molti anche da prima. I vari Gasparri, La Russa, Alemanno e compagnia scodinzolante.

Essendo il Pdl una monarchia, e neppure di quelle costituzionali, segnato dunque da servilismo e cortigianeria, è quasi ovvio che Fini l'Oppositore sia oggi pressoché isolato. A botta calda, lo hanno difeso dagli attacchi di Feltri, tra gli altri, i ministri Andrea Ronchi e Giorgia Meloni, e il vicecapogruppo alla Camera Italo Bocchino. Ma tra loro solo il primo condivide largamente le posizioni del presidente della Camera, per gli altri due si è trattato invece essenzialmente di una questione di gratitudine personale, dovendo entrambi la loro ascesa proprio all'intervento dell'allora presidente di An. Ma politicamente Fini può contare su un drappello esiguo: lo stesso Ronchi, il fedelissimo Fabio Granata, l'area di "Fare futuro", la direttrice del "Secolo" Flavia Perina, il sottosegretario Adolfo Urso, forse alcuni vecchi nemici dei tempi del Msi come Umberto Croppi, più le aree sinceramente liberali della vecchia Forza Italia, in particolare l'ex radicale Benedetto Della Vedova.

Un po' poco per tentare la scalata ai vertici del Pdl in un prossimo futuro. E anche per questo, oltre che per l'antipatia profonda che ormai nutre per quel partito, è probabile che Fini abbia davvero in mente uno scenario simile a quello che sospetta Feltri: che miri cioè a proseguire la sua carriera politica nelle istituzioni, con l'obiettivo di raggiungere il Colle, magari nelle vesti di primo presidente di una Repubblica presidenziale. In fondo, Fini sa bene che nel centrodestra sono in parecchi a pensarla come lui, se non sull'immigrazione, almeno sulla laicità dello Stato e sul cesarismo. Lo stesso direttore del Giornale, pur azzannandolo senza pietà, sulla laicità afferma di concordare con le sue posizioni.

L'errore di Fini e del ristretto gruppo che lo circonda è però immaginarsi lo scontro in atto come un fronteggiamento tra i paladini di una destra moderna e i numerosi ma spenti residui di una destra del passato, tutta "Dio, Patria e Famiglia". Invece anche l'altra destra è altrettanto moderna e attenta alla contemporaneità, osservata però dal punto di vista opposto. E' la destra di Bossi, ma anche di Berlusconi e Tremonti. E' una destra che può usare l'altissimo e la sacralità della famiglia, se pensa di trovarci il proprio tornaconto, ma potrebbe con la stessa disinvoltura sventolare bandiere opposte, considerando le professioni di fede infinitamente meno importanti della difesa a breve degli interessi materiali propri e dei propri elettori. E' una destra che cavalca il rancore, promette alla sua gente di difenderne gli interessi immediati a scapito di tutto il resto, e ostenta pertanto sfrontato disprezzo per quegli stessi altisonanti princìpi che cotituiscono invece il retroterra ambizioso della destra secondo Fini.

Silvio Berlusconi è il padre e l'unico garante del bipolarismo anche, se non soprattutto, perché ha saputo tenere insieme queste due destre. Uscito di scena lui, e non ci vorrà molto, lo showdown sarà inevitabile. In ballo ci saranno tanto la connotazione della destra post-berlusconiana quanto le sorti del traballante bipolarismo italiano. Per tutte le sinistre possibili, si tratterebbe di un'occasione, una delle ultime, per rientrare in gioco. Se quelle sinistre esistessero. Se sapessero fare qualcosa, oltre ad aspettare immobili che il fiume gli porti il cadavere del nemico, fare il tifo per una destra contro l'altra. E litigarsi il timone di un vascello fantasma.

da: l'altro

Postato da: erremme68 a 16:28 | link | commenti (1)

giovedì, 06 agosto 2009
P2, destra e sinistra, potere e dominio.

GIANCARLO ELIA VALORI IL POTERE E IL DOMINIO
Data: Domenica, 25 gennaio
Argomento: Italia


DI MIGUEL MARTINEZ
Kelebek

Guardate la faccia banale, democristiana, di Giancarlo Elia Valori, al centro di questa foto, scattata alla
festa a sostegno dell'attacco israeliano a Gaza, svoltasi a Roma alcuni giorni fa.

raffaele-sassun_giancarlo-elia-valori_cesare-anticoli

Raffaele Sassun, Giancarlo Elia Valori, Cesare Anticoli [1]


Come vedremo, per il magistrato Luigi De Magistris, Giancarlo Elia Valori è al vertice della "nuova P2".

Gianni Barbacetto, in un'
inchiesta sul Diario, scrive di Giancarlo Elia Valori:

"Chissà se è davvero, come dicono tanti, l’uomo più potente d’Italia. Certo è uno dei più temuti. E dei più misteriosi. E con le migliori relazioni internazionali."


Barbacetto racconta in dettaglio le intricate vicende della vita di Giancarlo Elia Valori: Cameriere di spada e cappa del Vaticano a poco più di vent'anni, amico di Kim Il Sung, di Ceausescu e di Isabelita Peron. Fu espulso dalla Loggia massonica Romagnosi per i suoi legami clericali, ma Licio Gelli lo riprese nella P2, per poi - caso unico - espellerlo: stava diventando troppo potente per i gusti del maestro.

Grazie anche alle sue amicizie nel Sismi, Giancarlo Elia Valori iniziò a lavorare con la Libia, l'Arabia Saudita e la Turchia, dove partecipò alla costruzione della strategica diga di Karakaya  che dà alla Turchia il rubinetto che controlla Siria e Iraq  (tra questa e un'altra diga,
80.000 persone cacciate dalle loro case). Poi Valori si è trovato al vertice di una serie di società di stato: la Sme, la Sirti, infine Autostrade spa, di cui guidò abilmente la svendita. E molto, molto altro ancora...

Solo che l'articolo di Gianni Barbacetto non aiuta a capire chi sia davvero Giancarlo Elia Valori.

Per alcuni versi e alcuni vezzi, sembra appartenere alla specie degli avventurieri che collezionano titoli cavallereschi e foto con uomini potenti. Individui che in genere cataloghiamo tra i
cialtroni. Però i suoi sono titoli veri, come sono veri i contatti di cui gode. Sta quindi ai cialtroni come l'originale sta alla grossolana imitazione; oppure, se vogliamo vederla diversamente, si può essere molto potenti, pur restando molto cialtroni.

Che cosa distingue Giancarlo Elia Valori da tutti coloro che tramano, calpestano i propri vicini, si pugnalano a vicenda, arraffano, mentono - insomma i ceti imprenditoriali e politici - senza però stringere, alla fine, quasi nulla?

C'è gente che passa la vita a sviluppare una sola competenza. Giancarlo Elia Valori sembra aver sviluppato invece quella di fare direttamente da presidente, ma non importa di cosa.

Attualmente, è presidente della Torno Internazionale, una delle più grandi società di costruzioni di un paese fondato sul cemento.

E' presidente della T-System Italia, "il marchio del Gruppo Deutsche Telekom dedicato alla clientela business"; è stato presidente di Blu, il consorzio di gestori di telefonia oggi in disarmo; ed è presidente onorario della filiale italiana del colosso cinese delle telecomunicazioni, Huawei Technologies.

Questo "onorario" ci riporta proprio alla potenza inafferrabile di Giancarlo Elia Valori.

Infatti, altri suoi incarichi lo pongono all'indefinibile cerniera di innumerevoli  confluenze, dove impresa, finanza e politica diventano tutt'uno: la presidenza di Sviluppo Lazio, la holding di controllo di tutte le società partecipate dalla Regione, gonfiata sotto il governo di Francesco Storace fino a impiegare 4.300 persone e che si presenta come "opportunita' di 'fare sistema' nella nostra regione".

Giancarlo Elia Valori presiede anche
Sviluppo del Mediterraneo, una "società di investitori" che mira a farsi banca, operante nel Mediterraneo e nei Balcani.

Valori è presidente dell'Unione Industriali romana, e presiede anche una "Fondazione per le Bioscienze" che nel 2004 fa ha stabilito un patto di cooperazione scientifica a tre, con l’Università Campus Biomedico dell'Opus Dei e l'israeliano-francese Weizmann Institute France Europe of Science. Un patto stilato alla
presenza di Francesco Cossiga, nella sede di Capitalia.

Tutto questo sembra contrastare con quello che ci insegnano da piccoli. Cioè, se uno è bravino a capirci di elettronica, lo fanno tecnico; se è bravo, lo fanno dirigente; e se è bravissimo, lo fanno presidente, ma sempre di una società di elettronica.

In realtà, non è così, e lo dimostra Giancarlo Elia Valori. Che non è esperto di costruzioni, o di telefoni o di bioscienze e nemmeno, probabilmente, di finanza. Per tutte quelle funzioni, paga altri. Lui invece fa incontrare e tiene insieme la gente che ha potere, in Italia e fuori. Destra e sinistra contano poco a quei livelli.[2]

Giancarlo Elia Valori è uno dei protettori di Gianfranco Fini; ma tanti sono i suoi legami che due anni fa il Corriere della Sera doveva
correggere un diffuso equivoco:

"Classificare Valori come uomo legato al centrosinistra sarebbe però un errore. Il «professore», come lo chiamano i suoi collaboratori, nelle stanze del potere gode di consensi bipartisan."

Il magistrato Luigi De Magistris, già pubblico ministero a Catanzaro, aveva condotto tempo fa l'inchiesta Why Not, partendo da un'agenzia di lavoro interinale e finendo per coinvolgere un consulente della Presidenza del Consiglio, il senatore  Giancarlo Pittelli di Forza Italia, Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria e persino l'allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi, assieme - come ricorderete - a Clemente Mastella.

Il presidente Giorgio Napolitano
intervenne in persona per stroncare l'intraprendente magistrato, e l'inchiesta gli fu tolta.

L
'ultimo colpo all'inchiesta è stato dato in questi giorni.

Interrogato a sua volta dai magistrati, Luigi De Magistris
dichiarò che

Negli atti di «Why Not» [...] ci sarebbero le carte della «nuova P2». È questa la versione di Luigi de Magistris, ascoltato dai procuratori di Salerno, dinanzi ai quali, il 28 dicembre 2007, fa nomi e cognomi: «Le indagini Why Not stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario».

Non solo:

«Giancarlo Elia Valori - dice De Magistris - pareva risultare ai vertici attuali della “massoneria contemporanea” e Valori s’è occupato spesso di lavori pubblici”».

Nel verbale, l’ex pm di Catanzaro, tira in ballo anche il governo di centrosinistra guidato da Massimo D’Alema:

«Nel recente passato (Valori, ndr) ha trovato anche una sponda rilevante a sinistra, dentro il governo D’Alema, in Marco Minniti, ritenuto il “braccio destro” del Presidente del Consiglio dei Ministri».

In altri passaggi (di ulteriori verbali) De Magistris specifica che su Minniti stava «svolgendo accertamenti delicatissimi e riservatissimi».

Il coraggioso De Magistris mi sembra che scambi la normalità per l'eccezione. Quella che lui chiama "massoneria" - evocando cospiratori incappucciati - è semplicemente il sistema stesso. Chi si trova nelle vere posizioni di potere in economia e politica, non ha alcun bisogno di prestare giuramenti segreti:
basta una cena. O un compleanno:

"Roma, 8 nov. (Adnkronos/Ign) - Amici e Vip hanno festeggiato i 56 anni di Goffredo Bettini. Il coordinatore del Pd ha invitato oggi politici, imprenditori e manager romani per festeggiare in forma privata il compleanno, caduto il 5 novembre scorso. Tra i presenti, anche Giancarlo Elia Valori, Pierluigi Toti, Andrea Mondello, Francesco Gaetano Caltagirone, Piero Marrazzo. Alla festa di compleanno, organizzata nell'abitazione di un'amica di famiglia di Bettini, anche Gianni Letta, Pietro Calabrese, Tonino Faranda."

Quindi capirete perché quando Giancarlo Elia Valori fa grandi proposte strategiche e politiche, vale la pena ascoltare quello che ha da dire.

Note:

[1] Raffaele Sassun è il presidente per l'Italia del Keren Keyemet LeIsrael (KKL) o Fondo Nazionale Ebraico, una gigantesca impresa multinazionale il cui capitale immobiliare è costituito da
372 villaggi palestinesi i cui abitanti sono stati espulsi con la forza.

Raffaele Sassun è subentrato alla presidenza a
Piero Abbina.

Curiosamente, Abbina ha
denunciato Sassun, nel suo ruolo di amministratore della Shark s.r.l., davanti al Garante per la Privacy.

Cesare Anticoli dirige invece la sezione italiana di Keren Hayesod o United Jewish Appeal, che Wikipedia definisce "la centrale finanziaria del movimento sionista mondiale".

[2] Ogni tanto, vengo attaccato - in genere da sinistra - perché ritengo discutibile  oggi la distinzione tra "destra" e "sinistra".

Una volta esisteva una distinzione molto netta, fondata sui fatti. C'era chi organizzava e dava voce agli interessi dei lavoratori e chi organizzava e dava voce agli interessi dei padroni, per usare due termini assai retorici e approssimativi, ma che rendono l'idea.

Oggi invece, esistono lavoratori di destra e di sinista che litigano tra di loro, mentre i padroni sono appunto bipartisan.

La destra e la sinistra costituiscono caso mai delle scale: i pochi che arrivano proprio in cima a una delle due scale possono poi partecipare alla vita bipartisan.

jaffa-flight


Nativi palestinesi in fuga da Giaffa, maggio 1948.
Quello che non riuscirono a portare via così fu preso dal KKL

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com
Link: http://kelebek.splinder.com/post/19660771/Giancarlo+Elia+Valori+il+poter
24.01.2009

GIANCARLO ELIA VALORI PROPONE LA PROPRIA BANCA PER DEPORTARE I NATIVI PALESTINESI

DI MIGUEL MARTINEZ
Kelebek


"È la difesa di Israele la nuova piattaforma della Grand Strategy europea e USA, fuori dalle chiacchiere democraticiste e dalla retoriche elettorali. Il libro di Magdi Allam è un buon inizio per questo progetto."

Giancarlo Elia Valori, in Da un volume di Magdi Allam. Spunti, provocazioni, riflessioni su Israele.


Un magistrato dice che l'ex-piduista Giancarlo Elia Valori è al vertice della "nuova massoneria"  - nel senso di Licio Gelli -  doppiamente pericolosa proprio in quanto bipartisan e che quindi non incontra opposizione.

Un giornalista si chiede se Giancarlo Elia Valori non sia l'uomo più potente e temuto d'Italia.
 
Al di là di eventuali esagerazioni, è quindi interessante sapere cosa pensa Giancarlo Elia Valori.

Giancarlo Elia Valori ha scritto diversi testi - alcuni reperibili in rete, altri no - su una serie di temi che vanno da "Geopolitica dello spazio - Potere e ricchezza nel futuro del pianeta" ad "Antisemitismo nel quadro strategico Usa-Italia-Israele"; da "Il mare nostrum ha riacquistato il suo "ruolo centrale" nella nuova Europa a 27 - e Roma come capitale del Mediterraneo" a "negazionismo e sionismo oggi".

A noi, interessa soprattutto quello che scrive sul Medio Oriente, sull'Islam, su Israele e sulle grandi migrazioni in corso nel mondo.

Partiamo da un suo saggio del giugno 2007 su
Magdi Allam, intitolato "Da un volume di Magdi Allam. Spunti, provocazioni, riflessioni su Israele".

Il testo è precedente alla conversione di Magdi Allam, che qui viene presentato ancora come "musulmano".

Qualche citazione, con mio commento:

"Il volume di Magdi Allam Viva Israele pubblicato da Mondatori, Milano, I edizione Maggio 2007, rappresenta un punto di svolta per la “questione israeliana” così come si è venuta configurando negli ultimi tre anni, e soprattutto dopo la guerra tra lo Stato Ebraico e Hezb’allah del luglio 2006."

Per Giancarlo Elia Valori, Magdi Allam costituisce un'utilissima pedina per quella che lui chiama (con entusiasmo) la "propaganda ebraica e israeliana":

"Ora [...] un arabo islamico non solo accetta Israele come stato, ma scrive provocatoriamente un volume intitolato Viva Israele.

Se quindi, negli anni passati, l’accettazione di Israele da parte dei “moderati” arabi e islamici prevedeva l’accettazione della linea critica dell’UE verso lo Stato Ebraico e una buona dose di antiamericanismo di marca europeistica, oggi invece, nel libro di Magdi Allam, si sostiene la vita e la presenza di Israele nel quadrante mediorientale non come accettazione di uno stato di fatto faute de mieux, ma anzi come modello e strumento di salvezza per le masse arabe costrette ad accettare o classi dirigenti “moderate” ma corrotte e incapaci, oltre che autoritarie, o il “finto opposto” del jihad della spada.

È la rottura di un cliché che può portare a grandi modificazioni nel modello di propaganda dell’Ebraismo della Diaspora e dello Stato di Israele. [...]

Se vi è un refrain nel testo di Magdi Allam, è che non si deve accettare di sacrificare Israele per avere la pace in Europa e negli USA. Accettare l’idea di un “piccolo male per un grande bene”, per usare la formula di Voltaire; ovvero di implicitamente mandare al macero Israele come potlach, dono di guerra all’Islam radicale, pensando che questo, ingoiato lo Stato Ebraico, si calmi e lasci in pace l’Europa, è, per dirla con Talleyrand, peggio di un delitto, è un errore. E questo è certo e dovrebbe essere un punto essenziale della propaganda israeliana e ebraica in Europa e in USA. [...]

Insomma, Magdi Allam dimostra un punto-chiave di una buona propaganda israeliana e ebraica in USA e Europa"
.

Cosa vogliono i musulmani?

"Il mito è quello della riconquista della Spagna, di “El Andalus”, perché si vuole colpire l’Europa tutta e ridurla ad una periferia del nuovo impero islamico globale."

Hezbollah, nei quartieri sciiti di Beirut, Hamas, tra i dannati di Gaza e i migranti tra le fabbriche del  bresciano che dormono in dieci in una stanza, stanno per conquistare il pianeta:

"È questo il pericolo terribile per l’Europa e per Israele, unite nella lotta ma anche nella loro sopravvivenza: se si fosse dibattuto in questo modo con il nazismo o con il fascismo, siamo sicuri che Hitler sarebbe addivenuto a più miti consigli? E la trattativa di Monaco con la successiva invasione dei Sudeti non ha insegnato nulla? E la rottura del patto Ribbentrop-Molotov da parte della Germania nazista con l’avvio della Operazione Barbarossa”, nemmeno questo insegna nulla?"

E ogni organizzazione islamica in Italia, compresi i più patetici collaborazionisti, è semplicemente una pedina dei Fratelli Musulmani. Dopo aver elencato di tutto, compresa la Coreis di Sergio Yahya Pallavicini, Giancarlo Elia Valori dice:

"In tutte queste strutture, ne siamo certi, esiste una rete occulta e coperta della Fratellanza Musulmana, comprese quelle sciite, dato che la setta egiziana di Al Banna si è esplicitamente organizzata su un livello occulto molto simile a quello dei partiti comunisti della Terza Internazionale, per espresso volere del fondatore."

E' interessante il linguaggio del dominio, quella cosa che fa dire a un sovrano cosa dobbiamo fare "noi" di "loro". E infatti, Giancarlo Elia Valori indica la strada che chi detiene il potere deve seguire per sottomettere (controllare-integrare) i musulmani:

"Ma, pur essendo d’accordo con Magdi Allam nello indicare nella Fratellanza e nel suo “braccio italiano” l’UCOII il pericolo maggiore, dobbiamo pensare ad una strategia di assorbimento e integrazione di tutto l’Islam italiano."

Per controllare la forza lavoro su cui si regge il nostro paese, "noi" dobbiamo sia infiltrare le comunità di migranti, sia farle terrorizzare dalla polizia dei loro paesi di origine:

"Certo questo processo non si realizza con il semplice “dialogo”. Altre linee di controllo-integrazione dovrebbero essere quelle della infiltrazione, della gestione in rapporto con i Paesi di origine, interessati ad utilizzare l’Islam all’estero per i loro fini e quindi capaci anche di evitare la jihadizzazione dei loro cittadini islamici operanti in Italia.

La separazione per linee statuali del controllo in Italia potrebbe essere molto utile, per evitare l’effetto implicito di accettazione del “Califfato Universale” che si verrebbe a creare se si parlasse solo con l’UCOII o si accettasse implicitamente la sua egemonia sull’Islam italiano."

Da buon malthusiano, Giancarlo Elia Valori critica la tesi di Magdi Allam, che se la prende con "l'ideologia della morte" per spiegare perché i musulmani si lasciano, talvolta, morire come martiri.

Dice Valori, che gli attentati suicidi servono al "branco" per motivi demografici; e le famiglie che hanno un martire prendono un po' di soldi. E comunque gli arabi non hanno vere famiglie, e per dimostrarlo, tira fuori una prova difficilmente confutabile:

"Recentemente, un intellettuale sciita, alla TV libanese, ricordava come suo padre non si ricordasse nemmeno bene il suo nome."

Per indebolire i musulmani, bisogna che i nativi palestinesi scompaiano dal vocabolario:

"Parlare di “popolo palestinese”, siccome le parole sono pietre, vuol dire accettare la sua indipendenza, almeno semantica."

Per abolire i palestinesi, si deve dare buona parte dei Territori Occupati a Israele, e il resto ai regimi della Giordania e dell'Egitto, definiti "Stati veri" grazie alla loro indubbia affidabilità poliziesca:

"una partizione tra Stati veri che rispetti la continuità strategica dei Paesi arabi che confinano con Israele e garantisca lo Stato Ebraico sia sui confini, che sul riconoscimento internazionale, che sul basso livello di attrito tattico e strategico sui suoi confini post-1967."

Con l'aggiunta di una "area" palestinese, fuori dall'attuale Palestina, che Giancarlo Elia Valori forse intende come una sorta di riserva sul modello statunitense:

"Lasciare una piccola “area” palestinese, giusto perché nella politica internazionale ogni mutazione viene trasferita in futuro, come in biologia, al confine tra Giordania e Siria, su territorio giordano, che viene compensata dall’ampliamento del territorio del Regno Hashemita nell’area dei Territori in Cisgiordania, con una protezione internazionale di forze ONU a difesa di tutti i confini e dei Trattati internazionali, anche quelli con potenze non arabe e non islamiche che sono esterne a quel quadrante.""

Invece la Striscia di Gaza andrebbe regalata al regime di Hosni Mubarak, che a sua volta si deve impegnare a tenere sotto controllo i somali:

"La Striscia di Gaza andrebbe all’Egitto, con un trattato internazionale che definisce alcune autonomie a carattere locale e geografico, che permette all’Egitto di “tenere” geopoliticamente lo Stretto di Suez, e di tenere poi a bada le insorgenze del Corno d’Africa, per prossimità strategica, e pone l’Egitto in un ruolo essenziale di stabilizzazione di un quadrante strategico mediorientale troppo spostato, a parziale tutela degli interessi occidentali, verso l’Arabia Saudita."



Nella foto, un ispirato Giancarlo Elia Valori
- all'epoca presidente delle
autostrade italiane -

introduce la Liturgia della Parola
in presenza della vedova Rabin 
nella Chiesa dell'Autostrada nei pressi di Firenze,
 incubo degli automobilisti d'Italia



Ma l'Egitto impegnato a reprimere gli abitanti di Gaza e a massacrare somali, potrebbe far piacere al vecchio amico di Giancarlo Elia Valori, Muammar Gheddafi; e favorire la trasformazione della Tunisia e del Marocco nelle grandi maquiladoras del Mediterraneo:

Questa “orientalizzazione” geopolitica dell’Egitto non potrebbe non far piacere alla Libia, libera quindi di penetrare in Africa (la Libia “è una potenza africana, non araba”, ha affermato recentemente il Colonnello Gheddafi) e al Marocco e alla Tunisia, libere quindi di entrare in UE per la strada dell’economia (come la Tunisia di Ben Alì) geopoliticamente sponda ormai di Italia e Francia nell’integrazione economica prevista dal “Processo di Barcellona” del 1995, o libero il Marocco di mantenere la sua “special relationship” con la Francia e l’accordo geoeconomico con la Spagna, e spingersi, senza il pericolo della miccia jihadista e della destabilizzazione sistemica del “popolo palestinese”, verso il suo destino di potenza afroiislamica verso l’Atlantico. Il che sarebbe un bel supporto per la sicurezza di tutto il Fianco Sud della NATO."

Un simile progetto significa scaricare anche Abu Mazen e i palestinesi collaborazionisti:

"E allora serve cambiare registro: non è la “Palestina”, che peraltro non esiste come entità geopolitica, la soluzione, ma il problema."

E non si tratta certamente di permettere ai palestinesi pure di votare:

"il progetto di ritenere gli abitanti di Gaza cittadini di Zurigo, magari di Clausiusstrasse, è piuttosto utopico."

L'Occidente deve reinventare un Islam utile ai propri interessi. In particolare, finanziando la deportazione (o "dislocazione personale") dei nativi palestinesi:

"Il libro di Magdi Allam ce lo permette: si tratta, sul piano della psicopolitica, di influenzare gran parte delle comunità islamiche fuori dal Medio Oriente, che Israele può essere il tramite della loro liberazione. Si tratterebbe di pensare ad un “Fondo per lo Sviluppo dell’Islam Moderno” oppure vedete voi quale altro titolo trovare, che, fuori dai canali dell’ONU o della World Bank, concedesse sistematici aiuti economici, anche sulla base del “banking to the poor” di Mohammad Yunus in cambio di una “rinuncia al ritorno” o, in secundis, di una dislocazione personale nelle aree designate fuori da quelle controllate dall’estremismo jihadista."

E qui Giancarlo Elia Valori mette in vendita i propri servizi:

cosa delicata, ma si potrebbe immaginare una serie di azioni di un consorzio tra World Bank, alcune banche internazionali, la “Banca del mediterraneo”, l’UE finalmente rinsavita, e altri in Russia e in Cina, che finanziano una dislocazione diversa delle popolazione attiva nella cosiddetta Palestina e quindi ridisegnano anche la mappa del potere e del ricatto dei vari movimenti politici locali."

Ma la "Banca del Mediterraneo" non è per caso la "Banca per lo sviluppo del Mediterraneo"?

Cioè, quella che proprio Giancarlo Elia Valori - con l'aiuto di
Francesco Cossiga  - sta mettendo in piedi.

Con Giancarlo Elia Valori come presidente e come vicepresidente, invece, Giuseppe Garofano, l'ex-presidente della Montedison che coordina anche tutto il complesso mondo delle f
inanziarie legate all'Opus Dei.

Giuseppe Garofano è un signore che una volta ha dovuto
nascondersi per sei mesi dalla Guardia di Finanza ma che oggi inaugura gli anni accademici all'università dell'Opus Dei. Il tutto con i soldi delle Assicurazioni Generali di Antoine Bernheim, i proprietari della Migdal, una delle più grandi privatizzazioni in Israele (sì, le stesse Assicurazioni Generali che sono state accusate di intascarsi i soldi dei sopravvissuti dell'olocausto, ma quella era un'altra puntata).

La Banca per lo Sviluppo del Mediterraneo sembra che abbia un sito,
inaccessibile al pubblico; ma un abile smanettatore è riuscito a scaricarne i contenuti, che si possono leggere qui.

Ma torniamo a Magdi Allam.

Il personaggio del "musulmano amico d'Israele" può tornare utile per vaste iniziative propagandistiche, assicura Giancarlo Elia Valori:

"Quindi, occorre valutare bene le azioni da intraprendere, anche sulla base del libro di Magdi Allam, nei confronti della propaganda sul pubblico italiano e soprattutto arabo.

Sarebbe utile far seguire, alla uscita in altre lingue del libro di Magdi, una operazione politica di“controstoria” su Israele nel pubblico di massa arabo dei Paesi cosiddetti “moderati”.

Poi, occorrerebbe, poiché la propaganda, se è ben fatta, riguarda anche le classi dirigenti di chi la propone, una campagna di stampa sull’”orgoglio israeliano”."

Prima di procedere alla soluzione finale della questione palestinese, Giancarlo Elia Valori dice che bisogna togliere ogni aiuto ai nativi palestinesi ("sezionare la logistica", la chiama lui):

"Questo “business as usual”, in cui Israele osserva il suo ombelico di miserabili percentuali elettorali invece di studiare il vero pericolo, e organizzare linee di difesa politiche, non solo prettamente militari, deve essere superato di slancio con una grande operazione di propaganda sull’Islam europeo e USA per sezionare la logistica del terrore palestinese dai suoi militari operativi.

E inoltre, si tratterebbe di chiudere la rete del sostegno internazionale alla “causa palestinese” operando una sorta di grande associazione internazionale di “sostenitori di Israele” a partire dai tanti islamici che non ne possono più della retorica stanca della “occupazione sionista”. Il che renderebbe, tra l’altro, più facile l’isolamento dell’Iran anche all’interno dell’Islam europeo e mediorientale.

Fare guerra psicologica significa rendere insicure le retrovie del nemico.

Se si chiude, con una iniziativa di massa e ben gestita mediaticamente, il mito dell’Europa “ che difende i poveri palestinesi” e si limitano i danni della democratite elettorale americana, che ha peraltro consegnato la Striscia di Gaza ad HAMAS, sia pure indirettamente, la situazione può essere ancora messa in salvo."

Conclude Giancarlo Elia Valori:

"È la difesa di Israele la nuova piattaforma della Grand Strategy europea e USA, fuori
dalle chiacchiere democraticiste e dalla retoriche elettorali. Il libro di Magdi Allam è un buon inizio per questo progetto."

Ogni volta che scopro queste cose - che pure sono alla portata di chiunque abbia accesso a Internet - resto sconvolto, pensando all'immensità del peso che è caduto in testa a chiunque abbia avuto la sventura di nascere palestinese.

gaza11-6



Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com
Link: http://kelebek.splinder.com/post/19672678/Giancarlo+Elia+Valori+propone+
25.01.2009

I documenti che seguono sono un'omaggio a chi va ancora dietro a quei BUFFONI che portano sulle spalle bandiera rossa, falce e martello prendendo per il culo, dal dopoguerra ad oggi, l'intera classe operaia e tutti i lavoratori.  

Quando tutti i militanti di questi vergognosi partiti, la smetteranno di ascoltare e seguire questi Coglioni, scientificamente inesistenti e, come fu cacciato  a calci nel culo  Luciano Lama(altro servo dei padroni) nel 1977 alla Sapienza a Roma,  inizieranno  a prendere a calci nel culo anche questi segretari infami, solo allora potremmo pensare ad un nuovo tentativo di reinventare la Politica. 

Solo quando vivremo momenti straordinari nell'ordinario quotidiano, vorrà dire che ci troveremo nella fase rivoluzionaria.

Cabr

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Rizzo(PdCI). Durissime accuse al segretario Diliberto. Si profila l'espulsione dell'ex deputato europeo.

Martedì 23 giugno 2009

In una conferenza stampa tenutasi questa mattina, l’ex parlamentare europeo del PdCI Marco Rizzo, ha rivolto pesantissime accuse al segretario del PdCI Diliberto. Riportiamo alcuni passaggi della conferenza stampa: "Diliberto non vuole pagare il conto di due imbarazzanti sconfitte nel giro di poco più di un anno e cerca capri espiatori interni…dopo aver dedicato larga parte della mia vita alla militanza nei partiti comunisti che si sono succeduti dal post Bolognina in poi e dopo l.ultima difficile campagna elettorale, sono convocato dalla commissione nazionale di garanzia del Pdci con la stupefacente accusa di non aver sostenuto la lista alle recenti elezioni (ho concluso 29 iniziative politiche e comizi e partecipato a 9 trasmissioni televisive). E’ chiaro che la questione è pretestuosa, il problema non è questo, evidentemente c’è dell’altro!” “Da tempo la mia posizione critica sulla partecipazione dei comunisti al governo Prodi, alla pessima scelta dell’Arcobaleno e alla recente e mal gestita unità dei comunisti è stata tanto mal sopportata dalla dirigenza quanto apprezzata dai militanti di base” sostiene Marco Rizzo.
“Guarda caso la situazione è precipitata proprio ora, immediatamente dopo, l’aver fatto notare al segretario Diliberto che un puzzle di iniziative pubbliche locali da lui svolte nel tempo lo vedevano sempre "accompagnato" da un volto noto della P2 di Licio Gelli”.“Ho chiesto chiarimenti a Diliberto in forma riservata in quanto ritenevo che tali fatti avrebbero potuto nuocere alla campagna elettorale e all’immagine del partito, nessuna risposta plausibile. Pronta invece la procedura di espulsione dal partito! Capisco che possa capitare a tutti di partecipare ad incontri pubblici con interlocutori "imbarazzanti", resta molto più difficile giustificarlo quando gli incontri risultano frutto di conoscenza al punto tale da esserne addirittura presentatore di libri. Oliviero Diliberto dal 2003 al 2007 partecipa infatti a ben otto avvenimenti pubblici con un uomo legato al capo della P2 . E’ mai possibile che il segretario di un partito comunista possa ripetere così tante volte una pesante ‘leggerezza’? Il punto di domanda non è la legittimità o meno a frequentare chicchessia, la questione è tutta politica. Può un segretario comunista interloquire così a lungo con una espressione di queipoteri che, a parole, dice da sempre di voler contrastare? Credo proprio di no, e se le imbarazzanti risposte di Diliberto ("sono solo incontri pubblici…") non mi convincono, mi risulta assai più chiaro il procedimento di espulsione intrapreso a mio carico. Mi si vuole intimidire, in qualche modo si cerca di farmi tacere.Non so se Oliviero Diliberto sia iscritto ad associazioni segrete, non sono in grado di appurarlo e né mi interessa saperlo. Ho però la certezza documentata sulla sua partecipazione agli eventi pubblici di cui sopra e quindi ho il dovere militante di chiederne le dimissioni immediate perché se è vero che non esiste una legge che vieti di frequentare uomini che sono stati nella P2, sarebbe disdicevole, tanto più per un comunista, esserne protagonista „spalla a spalla. sui palchi della politica e dell.attualita.. Se tradisce la propria funzione la sinistra non vince. Per tornare ad essere popolare deve essere trasparente…"

 

Commenti di due compagni:

1) sono con RIZZO

in merito all'espulsione di Marco Rizzo dal PdCI la quale e avvenuta per aver chiesto al segretario nazionale, Diliberto, dimettersi sia per le tre sconfitte di seguito elletorali sia perchè lo stesso abbia continue frequentazioni in incontri pubblici con esponenti iscritti alla P2. GIANNONE GERARDO ex segretario della ex sezione di fabbrica PdCI e attuale responsabile del Cantiere Comunista Fiat dichiara: sono vicino a marco rizzo in questo momento e aggiungo che questa classe dirigente ormai ha fatto il suo tempo.
credo che ho fatto bene a lasciare il PdCI ad inizio anno considerando che la classe operaia di pomigliano e stata epurata da tutti gli organismi dirigenti.
quando si perde per tre volte consecutive non si può rimanere al comando bisogna la sciare spazio.
Rizzo e venuto a pomigliano quando nessuno voleva venire, e parlo del febbraio 2008, quando c'era casino con i corsi e quando c'è stata la costituzione del polo logistico di nola.
lui ha fatto come unico parlamentare di sinistra ben 2 interrogazioni parlamentari inerenti alla situazione dello stabiliemnto di Pomigliano.
e l'unico che non si e candidato nel 2006 nel 2008 e nel 2009.
io stesso ero a conoscenza ( non di tutto ovviamente ) di ciò che Rizzo ha dichiarato oggi, infatti ricordo che nel gennaio del 2005 alla presentazione dell'IRI campano avvenuta nella sede di Roma della Regione Campania erano presenti olre al sottoscritto, anche Diliberto e questo signore della confindustria con tessera della P2 ( almeno cosi sembra ).
all'epoca chiesi spiegazioni , ma, siccome ero ancora acerbo di partito le mie domande furono lasciate in sospeso. oggi alla luce di quanto e avvenuto e chiaro che serve una costruzione della SINISTRA POPOLARE che realmente parti dal basso, le ultime elezioni europee hanno dimostrato che la casta tende a riprodursi e a diffendere il suo potere decisonale, basta vedere le composizioni delle liste per il parlamento europeo le quali sono stata da me pubblicamente criticate.
ora e tempo di nuove facce e sopprattutto di facce pulite, la sinistra ha bisogno di verità e non si può andare avanti con chi ha campicchiato negli ultimi 10 anni con il 2%.
bravo Rizzo, io, e penso molti operai ti sono vicini.

 

2) 10 DOMANDE A DILIBERTO DA MUSTILLO (FGCI LAZIO)

(Dire)Roma, 27 giu - Il coordinatore regionale FGCI (Federazione giovanile Comunisti Italiani) Lazio, Alessandro Mustillo rivolge "dieci domande" a Oliviero Diliberto a proposito del suo rapporto con Elia Valori. Eccole:
- Da quanto tempo conosci Elia Valori?
- Sapevi dei trascorsi di questa persona e della sua iscrizione alla P2?
- Eri a conoscenza dei risultati delle inchieste di De Magistris?
- Ritieni opportuno per un segretario comunista, che fa della “questione morale” un principio essenziale, avere incontri pubblici con una persona di questo tipo?
- Perché hai deciso di presentare un suo libro e partecipare a numerose presentazioni di sue pubblicazioni?
- Perché lo hai più volte invitato ad iniziative di partito?
- Le scelte politiche del partito sono mai state influenzate da questa conoscenza?
- Nella tua attività da ministro hai mai firmato provvedimenti che in qualche modo fossero riconducibili ad affari ed interessi della persona in questione?
- Hai avuto conversazioni o incontri privati con questa persona, e nel caso di che natura?
- Non ritieni che incontri con persone di questo genere possano ulteriormente diminuire la fiducia dei cittadini nei confronti dei comunisti e della sinistra in generale?

 

Estratto della conferenza stampa dell’On. Marco Rizzo alla Camera dei Deputati, martedì 23 giugno 2009 ore 10.30.

 

“Diliberto non vuole pagare il conto di due imbarazzanti sconfitte nel giro di poco più di un anno e cerca capri espiatori interni…

 

…dopo aver dedicato larga parte della mia vita alla militanza nei partiti comunisti che si sono succeduti dal post Bolognina in poi e dopo l’ultima difficile campagna elettorale, sono convocato dalla commissione nazionale di garanzia del Pdci con la stupefacente accusa di non aver sostenuto la lista alle recenti elezioni (ho concluso 29 iniziative politiche e comizi e partecipato a 9 trasmissioni televisive).

 

E’ chiaro che la questione è pretestuosa, il problema non è questo, evidentemente c’è dell’altro!

 

Da tempo la mia posizione critica sulla partecipazione dei comunisti al governo Prodi, alla pessima scelta dell’Arcobaleno e alla recente e mal gestita unità dei comunisti è stata tanto mal sopportata dalla dirigenza  quanto apprezzata dai militanti di base.

 

Guarda caso la situazione è precipitata proprio ora, immediatamente dopo, l’aver fatto notare al segretario Diliberto che un puzzle di iniziative pubbliche locali da lui svolte nel tempo lo vedevano sempre “accompagnato” da un volto noto della P2 di Licio Gelli, (vedi allegato).

 

Ho chiesto chiarimenti a Diliberto in forma riservata in quanto ritenevo che tali fatti  avrebbero potuto nuocere alla campagna elettorale e all’immagine del partito, nessuna risposta plausibile. Pronta invece la procedura di espulsione dal partito!

 

Capisco che  possa capitare a tutti di partecipare ad incontri pubblici con interlocutori “imbarazzanti”, resta molto più difficile giustificarlo quando gli incontri risultano frutto di conoscenza al punto tale da esserne addirittura presentatore di libri…

Oliviero Diliberto dal 2003 al 2007 partecipa infatti a ben otto avvenimenti pubblici con un uomo legato al capo della P2 (totalmente riscontrabili su internet, vedi allegato).

 

E’ mai possibile che il segretario di un partito comunista possa ripetere così tante volte una  pesante ‘leggerezza’? Il punto di domanda non è la legittimità o meno a frequentare chicchessia, la questione è tutta politica. Può un segretario comunista interloquire così a lungo con una espressione di quei poteri che, a parole, dice da sempre di voler contrastare?

 Credo proprio di no, e se le imbarazzanti risposte di Diliberto (“sono solo incontri pubblici…”) non mi convincono, mi risulta assai più chiaro il procedimento di espulsione intrapreso a mio carico. Mi si vuole intimidire, in qualche modo si cerca di farmi tacere.

 

Non so se Oliviero Diliberto sia iscritto ad associazioni segrete, non sono in grado di appurarlo e né mi interessa saperlo. Ho però la certezza documentata sulla sua partecipazione agli eventi pubblici di cui sopra e quindi ho il dovere militante di chiederne le dimissioni immediate perché se è vero che non esiste una legge che vieti di frequentare uomini che sono stati nella P2, sarebbe disdicevole, tanto più per un comunista, esserne protagonista ‘spalla a spalla’ sui palchi della politica e dell’attualita’. Se tradisce la propria funzione la sinistra non vince. Per tornare ad essere popolare deve essere trasparente…” 

 

ALLEGATO

 

“Massoni, politici e poteri forti ecco chi ha fermato le mie inchieste” (Repubblica — 05 dicembre 2008   pagina 2   sezione: CRONACA)

SALERNO - Le inchieste «Why Not», «Poseidone» e «Toghe Lucane», dovevano essere fermate ad ogni costo. I personaggi a vario titolo coinvolti, erano «eccellenti» e «potenti». C’ erano politici, massoni, magistrati, imprenditori in odor di mafia e tanto altro…. La massoneria segreta «Le indagini «Why Not» - racconta De Magistris ai magistrati di Salerno - stavano ricostruendo l’ influenza dei poteri occulti. In particolare si stavano ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni ed altri e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario. Elia Valori pareva risultare, dagli accertamenti preliminari che stavamo svolgendo con la massima riservatezza, ai vertici della massoneria «contemporanea». Elia Valori si è occupato spesso di lavori pubblici. Nel recente passato, agli inizi del 2000 ha trovato anche una sponda rilevante a sinistra, all’ interno del governo D’ Alema, in Marco Minniti. E si era anche interessato di telefonia, - settore in cui, come poi dirò, si è interessato anche il professor Francesco Delli Priscoli, figlio del pg della Cassazione Mario (che aveva promosso l’ azione disciplinare nei confronti di De Magistris ndr). Non posso però non tenere conto dei seguenti elementi, pur se non si volesse mettere in discussione onestà e serenità di giudizio delle persone elencate: sul vice presidente del Csm, Nicola Mancino (che presiede la sezione disciplinare che dovrà giudicarmi) che ha già fatto intendere in una intervista che avrei violato il codice etico della magistratura, del consigliere togato, Fabio Roja, del giudice Luerti attuale presidente dell’ Anm che ha stretti rapporti con la Compagnia delle Opere». - DAL NOSTRO INVIATO FRANCESCO VIVIANO

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/05/massoni-politici-poteri-forti-ecco-chi-ha.html

 

“Giancarlo Elia valori; l’ultimo potere forte” –Diario. 

Chissà se è davvero, come dicono tanti, l’uomo più potente d’Italia. Certo è uno dei più temuti. E dei più misteriosi. E con le migliori relazioni internazionali. Sicuramente Giancarlo Elia Valori, il supermanager…. Quando Peron nel 1973 torna in Argentina da trionfatore, sull’aereo che lo porta da Madrid a Buenos Aires, insieme ai notabili peronisti, alla moglie Isabelita e al cadavere di Evita trafugato dal cimitero di Milano, ci sono due italiani: Licio Gelli e Giancarlo Elia Valori. I rapporti con l’Argentina sono anche rapporti massonici

Intanto, però, Gelli strappa a Valori il mercato (massonico, di contatti, di affari) argentino. Lo scontro Gelli,Valori, dunque, si conclude apparentemente con la sconfitta di quest’ultimo, che risulta infatti l’unico espulso dalla P2. Visto oggi, però, a vincere è Valori.

 

estratto dall’inchiesta di Gianni Barbacetto, pubblicata su  «diario della settimana», 22 marzo 2000)

(link: http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/focus_2.html)

 

Incontri tra Oliviero Diliberto ed Elia Valori

 

“Mediterraneo, mare aperto – un occasione di sviluppo” organizzato da PuntoCritico il 10 aprile 2003 a Reggio Calabria. Partecipano tra gli altri: Oliviero Diliberto, rappresentanti di Libia e Marocco,  Elia Valori. (http://www.puntocritico.net/index.php?catid=3);

 

Festa nazionale della Rinascita, 16 settembre 2003, incontro “Dalla Concertazione al conflitto” organizzato dal Pdci presso gli ex Mercati Generali, via Ostiense partecipano Oliviero Diliberto ed Elia Valori (http://www.radioradicale.it/soggetti/giancarlo-elia-valori?page=2);

 

Festa Nazionale della Rinascita – maggio 2004. invitato alla festa nazionale del partito, Elia Valori interviene ad un dibattito con Oliviero Diliberto http://www2.regione.veneto.it/videoinf/giornale/newgiornale/64/valori.htm);

 

Regione Campania  giovedì 25 novembre alle ore 15, presso la sede della Regione Campania di Roma in via Poli.  Parteciperanno il Segr. Naz. Del P.d.C.I. on. Oliviero Diliberto, il presidente della confindustria Lazio prof. Giancarlo Elia Valori, il presidente della confindustria campana, le organizzazioni sindacali Cgil-Cisl-Uil-RdB-CUB.http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=248

 

Convegno organizzato dalla Confindustria del Lazio il 18 novembre 2005 sul “Ruolo delle banche nell’azione di prevenzione all’economia criminale” con introduzione di Elia Valori ed interventi di Oliviero Diliberto.

Presentazione del libro di Elia Valori “Geopolitica dello spazio” presentato il 21 giugno 2006 al Campidoglio. Ospite, tra gli altri (schieramento trasversale) Oliviero Diliberto. http://archiviostorico.corriere.it/2006/giugno/22/Giancarlo_Elia_Valori_spazio_puo_co_10_060622006.shtml

Gaeta, 25/07/2006 presentazione del libro di Elia Valori con intervento di Oliviero Diliberto http://www.librisco.it/altri2006-01.html

Roma 26/01/2007 - Visita del primo ministro vietnamita a Roma, si legge nell’agenzia: “ The Prime Minister also met with Oliviero Diliberto, secretary general of the Party of Italian Communists, and Elia Valori, chairman of the Lazio Union of Industrialists.” http://vietnamnews.vnagency.com.vn/showarticle.php?num=03POL260107;

 

da Marco Rizzo-blog

  

 

 

 

Postato da: erremme68 a 00:30 | link | commenti (2)

giovedì, 30 luglio 2009
Ecco la sinistra italiana antagonista ai padroni, al capitale e alla corruzione. Meditate, gente..

Le acquisizioni nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano

Bari, carabinieri in sei sedi di partiti

Nel mirino i bilanci del centrosinista della Regione Puglia Quindici gli indagati, tra cuil'ex assessore Tedesco

Alberto Tedesco ex assessore alla Sanità e ora senatore del Pd (Arcieri)
Alberto Tedesco ex assessore alla Sanità e ora senatore del Pd (Arcieri)
BARI- I carabinieri si sono presentati giovedì mattina in sei sedi di partiti del centrosinistra a Bari. I militari hanno acquisito i bilanci dei partiti della Regione Puglia nell'ambito dell'indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario. Indagate 15 persone tra cui l'ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd.

LE ACQUISIZIONI- I militari si sarebbero presentati nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà, e Lista Emiliano. Gli accertamenti disposti dal magistrato, che ha firmato decreti di esibizione di documentazione, riguardano l'ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in riferimento al periodo compreso dal 2005 ad oggi, comprese le ultime elezioni al Comune di Bari.

L'INCHIESTA- Sono una quindicina le persone indagate tra cui l'ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore. Le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa; per alcuni reati si ipotizza l'aggravante di aver favorito un'associazione mafiosa.

30 luglio 2009

 

Egregio Sig. Berlusconi,

stia più che tranquillo, con questa sinistra da finta opposizione, corrotta e mafiosa, vero Violante?.., (la classe operaia ne sa qualcosa...), Lei potrà tranquillamente governare per i prossimi 20anni. Auguri

Cabr 

Postato da: erremme68 a 13:35 | link | commenti (1)

lunedì, 20 luglio 2009
20.07.2001 - 20.07.2009..... Noi non dimentichiamo.

Sei Vivo e lotti sempre

insieme a noi, i morti sono loro.

La pazienza sta per finire..

Ciao, Compagno Carlo.

Collettivo Autonomo Abruzzese

Questo avete saputo fare, la pagherete cara!

Ascoltate bene lo "scambio di opinioni" tra un servo e una puttana. Badate bene, non intendiamo affatto offendere  i veri lavoratori schiavi del capitale e non offendiamo quelle Donne sfruttate dai capitalisti. (Quello lo fa bene un capo di governo, tale sig. Berlusconi..)

Noi, altro non facciamo che  "ammirare" un'istituzione Infame, una poliziotto Infame e una poliziotta Infame!!!

Cabr

 

20.07.2001 - 20.07.2009... NOI NON DIMENTICHIAMO 

noi non dimentichiamo

da www.militant-blog.org

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mercoledì, 15 luglio 2009
Vergogna italia.

Vergogna di Stato.
L'agente Spaccarotella - condannato a soli 6 anni - non andrà neanche in carcere

L'agente di polizia Luigi Spaccarotella, condannato a soli 6 anni di reclusione per l'omicidio Sandri, per ora non andra' in carcere. I suoi legali fanno sapere che procederanno in appello, per cui, in base alle previsioni del codice di procedura penale, l'imputato attendera' in liberta' il processo di secondo grado, che si svolgera' probabilmente il prossimo anno.
Dopo il caso della irrisoria condanna agli agenti di polizia che uccisero a botte Federico Aldrovandi a Ferrara, un nuovo caso vergognoso di copertura degli omicidi di stato commessi dalle forze dell'ordine.

da www.contropiano.org

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martedì, 14 luglio 2009
VERGOGNA italia! Uccidere con la divisa non è reato.

Violente proteste in aula. Il padre della vittima: «Una vergogna per l'Italia»

Omicidio Sandri: 6 anni a Spaccarotella

Dopo il verdetto urla contro la Corte

Il pm aveva chiesto 14 anni di reclusione. Derubricato il reato da omicidio volontario a colposo

Un'immagine di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sull'autostrada A1, nei pressi di Arezzo (Ansa)
Un'immagine di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sull'autostrada A1, nei pressi di Arezzo (Ansa)
ROMA - La corte d'Assise di Arezzo ha condannato a sei anni di reclusione il poliziotto Luigi Spaccarotella, che l' 11 novembre 2007, nell'area di servizio Badia al Pino, vicino ad Arezzo, uccise con un colpo di pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri. Il pm aveva chiesto una pena di 14 anni di reclusione. Ma la corte ha derubricato il reato da omicidio volontario a colposo. Subito dopo la lettura del dispositivo, vi sono state urla in aula contro i giudici.

I GENITORI - «Adesso me lo hanno ammazzato una seconda volta. Come fai a credere nella giustizia? Adesso non ci credi più». Così Daniela Sandri, tra le lacrime, commenta la sentenza del Tribunale di Arezzo nei confronti di Luigi Spaccarotella. «Quando stasera tornano a casa, li avranno dei figli? -prosegue Daniela Sandri- come fanno a guardarli negli occhi? Gabriele non me lo ridà nessuno, ma questo è troppo, è una cosa tremenda». «È una vergogna per tutta l'Italia», urla Giorgio Sandri, padre di Gabriele. «Hanno ammazzato mia moglie un'altra volta, forse adesso la portiamo via con l'ambulanza, hanno ammazzato mio figlio. «Io consiglierei a tutti i cittadini di non spendere più i soldi per la giustizia perché se la giustizia è questa sono soldi buttati. Non sono bastati cinque testimoni che hanno visto quello che ha fatto l'individuo, quando basta un pentito di mafia per mandare gente all'ergastolo per 30 anni. Evidentemente la divisa ha il suo peso. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di aver creduto nella giustizia. Per fortuna che c'è la giustizia divina che penserà a Spaccarotella, a quella non potrà sfuggire senz'altro». Svenimenti, scene di panico e parolacce urlano gli amici del Gabbo. Una trentina di amici staziona sul piazzale antistante il Tribunale, molti di loro piangono e si abbracciano, facendosi forza a vicenda. Inizialmente la reazione era stata di grande rabbia, e alcuni tifosi della Lazio amici di Gabriele hanno inveito contro Spaccarotella e contro i giudici, ma dopo un po' il fratello di «Gabbo», Cristiano Sandri, li ha riportati alla calma dicendo che così «si uccide Gabriele per la terza volta, fatela finita». Un'amica di Gabriele, Cinzia, dall'emozione ha accusato un malore, è stata soccorsa dai sanitari ed è stata portata via poco fa in ambulanza.

SPACCAROTELLA - «Ho pianto di gioia. Ho fatto bene a credere nella giustizia». È felice Luigi Spaccarotella, commentando al telefono con il suo avvocato Federico Bagattini, l'agente condannato oggi a sei anni per omicidio colposo. «Sono contento per Spaccarotella», ha commentato l'avvocato Federico Bagattini, che con il collega Francesco Molino difende l'agente. «E' stato riconosciuto quanto lui ha sempre detto, e cioè di non aver voluto ammazzare nessuno». «Ovviamente la pena è molto gravosa, troppo eccessiva, e su questo punto faremo appello. Intanto usciamo dall'omicidio volontario, che evidentemente è il risultato al quale tendevamo», ha aggiunto Bagattini.

COLPA COSCIENTE - Il reato di omicidio colposo del tifoso Gabriele Sandri, per il quale il poliziotto Luigi Spaccarotella è stato condannato a sei anni di reclusione, è stato commesso con l'aggravante - riconosciuta dalla Corte d'assise - della «colpa cosciente», cioè della previsione dell'evento. La colpa cosciente - molto simile al dolo eventuale - ricorre quando l'agente ha previsto l'evento senza però averlo voluto (a differenza della colpa incosciente, che è senza previsione alcuna dell'evento): in definitiva, l'agente Spaccarotella avrebbe sparato contro Sandri - secondo i giudici - senza intenzione di ucciderlo, ma accettando il rischio che quell'evento potesse verificarsi. L'omicidio colposo è punito dal codice con una pena massima di cinque anni: è quindi verosimile - ma lo si saprà solo quando la sentenza sarà depositata - che i giudici abbiano determinato la pena sommando al massimo previsto per l'omicidio colposo un altro anno proprio in virtù dell'aggravante della colpa cosciente.

IL PROCESSO - La sentenza di primo grado arriva dopo quattro mesi dall'apertura del processo, che aveva preso il via lo scorso 20 marzo. La giuria si era riunita in Camera di Consiglio alle 11.30, dopo le repliche e le controrepliche della mattinata. Il pubblico ministero, Giuseppe Ledda, aveva chiesto 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, con le attenuanti generiche per lo sconto di un terzo della pena. All'esterno del tribunale di Arezzo si erano radunati alcuni amici di Gabbo con degli striscioni: «È ora che sia fatta giustizia per Gabriele», recitava uno. L'omicidio avvenne l'11 novembre 2007 nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino, nei pressi di Arezzo: il ragazzo fu raggiunto da un colpo sparato dal poliziotto.

CONSIGLIERI PDL: «INTERDETTI» - «Possiamo solo lontanamente immaginare quanto la famiglia di Gabriele stia passando in questo momento e a loro esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Quella emessa dalla Corte di Assise di Arezzo è una sentenza che ci lascia tutti interdetti e sgomenti». Lo dichiarano in una nota i consiglieri comunali del Pdl, Alessandro Cochi, Marco Visconti, Federico Guidi, Ugo Cassone, Luca Gramazio.

ALEMANNO - «Esprimo profonda insoddisfazione per la sentenza che ha condannato l'agente di polizia Luigi Spaccarotella a soli 6 anni di reclusione per l'omicidio di Gabriele Sandri». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Pur riservandomi di leggere le motivazioni della sentenza, mi pare non accettabile la derubricazione del reato da omicidio volontario a colposo. In ogni caso, la pena risulta troppo mite rispetto a un fatto così grave che ha duramente colpito non solo la famiglia ma tutta la città. Mi auguro che il Pubblico Ministero, data la diversità fra le richieste e la sentenza, ricorra in appello e, in quella sede, la sentenza possa essere rivista per non lasciare in tutto il mondo degli sportivi romani un senso di profonda ingiustizia».


14 luglio 2009

 

da www.corriere.it

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giovedì, 09 luglio 2009
Parlano di Pace e Democrazia ma nell'immagine in basso c'è il loro modello.

 Robocop in azione

 

Fonte: www.contropiano.org

Postato da: erremme68 a 19:30 | link | commenti

Processo Montedison-Partito dell'Acqua. Si comincia con un rinvio per un difetto legale-burocratico.

PESCARA. Eccolo: il difetto di notifica si è abbattuto anche sull’udienza preliminare che doveva svolgersi oggi sulla discarica di Bussi.

Postato da: erremme68 a 13:52 | link | commenti