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Siamo Riformisti, Democratici, Radicali e Rivoluzionari!!! Il passato non è solo luogo della memoria, nè tantomeno della nostalgia, ma un nucleo forte di esperienza e di pensiero che continua a interrogare il presente, rilanciando in avanti, oltre le dolorose cesure della storia personale e collettiva, l'urgenza dell'agire comune e la necessità della rivolta. Siamo per il rifiuto di ogni pentimento, perchè ora sappiamo che la resistenza non viene prima ma dopo la catastrofe.

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domenica, 06 luglio 2008
G8 Genova 2001. Il Pm: "Scuola Diaz fu un massacro!" - Purtroppo molti hanno la memoria corta..e vanno in piazza con Di Pietro.

G8 Genova 2001 scuola Diaz scene del blitz

[G8/Genova 2001] Il Pm: "Scuola Diaz: fu un massacro!"


Genova, 4 luglio 2008 - Non usa mezzi termini il pubblico ministero Francesco Cardona Albini descrivendo l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001, all'inizio della requisitoria nel processo che vede imputati 29 poliziotti, tra cui dirigenti e alti vertici.

"E' stato un massacro": questa la sintesi della sua requisitoria oggi in aula a Genova. "E' stato questo massacro - ha aggiunto Cardona - e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano".
Il pubblico ministero si è poi soffermato nella descrizione dei pestaggi subiti da molti compagni  in quel lontano (quanto vicino) 21 luglio 2001: sullo sfondamento dei cancelli delle scuole da parte dei poliziotti, ripreso da telecamere poste sul tetto della scuola adiacente Pascoli da parte di cineoperatori che si trovavano al centro stampa.

Il pm ha anche ricostruito cosa avvenne fuori della scuola prima dell'irruzione: giovani picchiati a manganellate perché tentarono di fuggire all'arrivo della polizia. Tra questi il giornalista inglese Mark Cowell che fu poi salvato dall'intervento di un poliziotto. "Mi sembrava di essere un pallone a cui ognuno voleva dare un calcio" ha riferito il giornalista presente in aula che quella sera riportò la rottura della mascella e di tutti i denti.

Identificato l’agente che ha per primo sfondato le porte della Diaz. Sarebbe un agente del settimo nucleo sperimentale di Roma. Il reato di porto di armi da guerra viene invece contestato al vicequestore Pietro Troiani e all'autista Michele Burgio che, secondo la tesi dell'accusa, portarono le due bottiglie molotov dentro la scuola come "falsa prova" a carico dei 93 manifestanti arrestati.

Il pm ha inoltre citato il prefetto Ansoino Andreassi, responsabile del G8 a Genova fino all'arrivo del prefetto Arnaldo La Barbera, che nella sua deposizione spiegò che all'origine della perquisizione nella scuola Diaz vi fu la ricerca da parte delle forze dell'ordine del riscatto del loro operato e della loro immagine offuscata dai disordini e dalla morte di Carlo.
Andreassi inoltre rivelò che l'azione fu decisa dai vertici presenti a Genova. Il pm ha anche contestato la presunta sassaiola da parte degli occupanti la scuola Diaz contro una pattuglia della polizia. Sassaiola che è stato il motivo addotto dai vertici della polizia per decidere l'irruzione nella scuola che sfociò nella "macelleria messicana" e nell'arresto di 93 manifestanti.- Lesioni gravi, fratture di arti, ematomi, contusioni, traumi cranici, ferite.
da: www.infoaut.org
Il «massacro» della Diaz


La dura requisitoria del pm Cardona Albini al processo per la «notte cilena» del G8. Identificato anche il primo poliziotto ad entrare nella scuola. Il processo dovrebbe arrivare a sentenza, nonostante la bloccaprocessi

Genova - Quella parola vietata, che finora nessuno aveva osato pronunciare parlando della notte della Diaz a Genova, è ora sul verbale della requisitoria: il pestaggio dei no global, ha detto il pm Francesco Cardona Albini, è stato un «massacro»: «Ed è stato questo massacro e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, che prima neppure si conoscevano». Seguendo il filo della ricostruzione avviata due giorni fa dall'altro inquirente di questo lungo processo, Enrico Zucca, Cardona Albini ha raccontato per quasi otto ore di fila, dalle 9,30 alle 17 di ieri, con una piccola sospensione solo per la pausa pranzo, attimo per attimo l'assalto alla scuola Diaz. E cioè quando, poco prima della mezzanotte di sabato 21 luglio, dopo tre giorni di manifestazioni e la morte di Carlo Giuliani, circa 300 poliziotti divisi in due colonne arrivarono da entrambi i lati di via Cesare Battisti per assaltare il complesso delle scuole Diaz, la Pascoli, che ospitava il mediacenter del Social forum e parecchie redazioni «volanti» tra cui quella di Indymedia. E la Pertini, dormitorio gestito dallo stesso Genoa social forum.
Le immagini video, girate dai mediattivisti della Pascoli, mostrano con chiarezza gli uomini del Settimo nucleo antisommossa romano, guidato da Vincenzo Canterini, che sfondano il cancello della scuola e si precipitano verso il portone. Con un dettaglio importante, giunto solo ora che il processo è finito: «Da quel filmato - ha detto Cardona Albini - siamo riusciti ad identificare chi è il poliziotto che per primo entra nella scuola». Nella scuola vengono arrestati 93 manifestanti: 70 di loro usciranno dall'edificio feriti, tre in condizioni gravissime, di cui uno in coma. Quasi tutti gli arrestati (settantacinque) saranno portati alla caserma di Bolzaneto per essere torturati.
Al «massacro» prendono parte decine di poliziotti in divisa e in borghese, mai identificati. Cardona Albini si è soffermato a lungo sulle deposizioni delle vittime, elencando lesioni, fratture, contusioni. Ha parlato di Lena Z., la giovane tedesca percossa e trascinata per le scale della scuola che, come ha raccontato lei stessa, ha perso il 30% della capacità polmonare in seguito al pestaggio. «Un poliziotto è venuto lì e mi ha preso per i capelli e sono rimasta fuori con le mani alzate davanti ai poliziotti. Hanno iniziato a picchiarmi con i bastoni sulle spalle e sulla testa. Mentre mi picchiavano sentivo le costole rompersi. Poi la polizia mi ha tirato su e buttato contro il muro. Quando ero per terra hanno continuato a colpirmi». «Avevo la sensazione che si divertissero mentre mi stavano picchiando e che mi venivano fuori dei rumori mentre mi picchiavano sullo sterno. Avevo la sensazione che quando mi uscivano questi rumori dessero più gioia alla polizia, come se li incitasse». Un racconto raccapricciante, come quello del giornalista del Resto del Carlino Lorenzo Guadagnucci: «Ricordo che i primi che sono venuti vicino a me, in realtà hanno preso di mira i ragazzi che avevo alla mia destra, la ragazza in particolare che era quella più vicina, proprio affianco... che io avevo affianco, è stata presa con un calcio alla faccia, quindi è stata spinta indietro, è un po' barcollata, sì è piegata con la schiena all'indietro, il ragazzo che aveva affianco è stato raggiunto da delle manganellate, erano due gli agenti in questo momento che si sono rivolti contro questa coppia». «Mi sono avvicinato alla ragazza per aiutarla, per vedere cosa le fosse successo, se potevo sostenerla in qualche modo, mentre facevo questo però i due poliziotti si sono rivolti verso di me, ho cominciato a sentire il sangue che scorreva, perdevo sangue in particolare da uno squarcio che avevo qui nel braccio, un buco molto profondo».
E poi i racconti dei tedeschi, degli spagnoli. Tutti ricordano l'insulto comune, in un inglese universale: «Bastard». Più di un italiano invece ricorda la scioccante promessa degli agenti in mezzo alle botte: «Nessuno sa che siamo qua, vi ammazzeremo tutti». Cardona ha concesso un lungo tempo anche alla testimonianza di Michelangelo Fournier, il vicecomandante del settimo nucleo sperimentale antisommossa, la cui deposizione ha fatto il giro del mondo insieme a quella definizione «macelleria messicana» e alla sua esclamazione «basta basta» nel mezzo dei pestaggi. Per Cardona Albini è stato come «aprire una finestra» in un delirio senza speranza, anche se neppure quella testimonianza (l'unica degli imputati per lesioni, a parte quella di Canterini) è riuscita a concedere un briciolo di verità a questa storia da parte delle forze dell'ordine: «Per amor di patria Fournier ha difeso i suoi», è stato il lapidario commento. Ora che appare a tutti chiaro che con molta probabilità il processo Diaz arriverà a sentenza nonostante il decreto bloccaprocessi, ora che la corte sarà chiamata a decidere, Francesco Cardona Albini ha guardato i giudici quasi spaesato e ha concluso: «Mi chiedo che cosa volessero fare».

Sara Menafra
Il Manifesto, 5 luglio 2008


Postato da: erremme68 a 00:35 | link | commenti (2)


Commenti
#1   07 Luglio 2008 - 22:23
 
Già. Chiaro e terribile. Da restare sgomenti di fronte alla costruzione delle verità che ci propinano. Ma soprattutto di fronte a tanta antidemocratica, polizesca, gestione del potere. Sento molta tristezza. Vorrei abbracciare ciascuno degli innocenti, pestati in quel modo.
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#2   09 Luglio 2008 - 19:25
 
Un gratuito e terribile -massacro, è stato. Ciao.
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